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SPY FINANZA/ Portogallo e Bce, le mosse che contano più del referendum

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Dunque, Draghi sa che sotto i proclami e le belle parole c'è poco di sostanziale: l'Europa non è mai stata così debole e divisa e si ritrova ora a uno snodo di fondamentale importanza: tra il 4 e l'8 dicembre si terranno infatti il referendum italiano, il ballottaggio delle presidenziali in Austria, la riunione dei ministri delle Finanze Ue e il board della Bce. Un potenziale destabilizzante enorme, anche se c'è chi getta acqua sul fuoco. A pochi giorni dall'appuntamento con le urne per i cittadini italiani, Barclays ha infatti ipotizzato quattro scenari in base all'esito del voto. In generale, tengono a precisare gli analisti, le prospettive di mercato di medio-lungo termine non saranno tanto una funzione della politica domestica o dello stato dell'arte delle banche italiane, ma dipenderanno piuttosto dalle azioni della Bce, dai rischi politici dell'intera area euro e dal contesto macro-economico più generale. Ciò che vi dico da sempre. 

Inoltre, la banca d'affari non crede che una vittoria del "No" comporterebbe automaticamente una revisione al ribasso del rating sovrano italiano, soprattutto da parte dell'agenzia Dbrs in area BBB, sebbene potrebbe sicuramente aumentare la probabilità di tale azione a seconda degli sviluppi politici e del nuovo sistema elettorale. Nel primo scenario, in caso di vittoria del "No" con un'affluenza bassa, sotto il 40%, dopo le dimissioni del premier Renzi, il Presidente dalla Repubblica, Sergio Mattarella, nominerebbe un altro premier, riassegnando con buona probabilità l'incarico a quello uscente. Il sistema elettorale sarebbe riformato per ridurre i rischi di un parlamento bloccato alle prossime elezioni politiche, come successo nel 2013. In particolare, «ci aspettiamo che il sistema di voto sia modificato per valorizzare la rappresentatività. Il secondo scrutinio in senso maggioritario potrebbe essere abolito». I rischi che le forze anti-sistema arrivino al governo non sarebbero completamente rimossi ma notevolmente ridotti. In questo caso, nel secondo o terzo trimestre dell'anno, dopo l'approvazione delle nuova legge elettorale, potranno essere indette nuove elezioni. Per Barclays, la reazione del mercato sarebbe visibile nel debole movimento al rialzo dello spread all'apertura della Borsa, lunedì 5 dicembre, ma gli analisti confidano anche in un'inversione di tendenza in occasione della riunione della Bce l'8 dicembre sull'aspettativa di un atteggiamento accomodante. Come da copione. 

Il secondo scenario vede una vittoria del "No" con una partecipazione al voto superiore al 40%. Renzi si dimetterebbe, mentre il Capo dello Stato indicherebbe un nuovo premier, probabilmente il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan o Pietro Grasso, presidente del Senato. Le elezioni anticipate nel secondo-terzo trimestre del 2017 sono plausibili anche se con una probabilità inferiore al primo scenario. Il terzo caso ipotizza invece una vittoria del "Sì" congiuntamente a una bassa affluenza alle urne. Il presidente del Consiglio dopo il voto non rassegnerebbe le dimissioni, anche se elezioni anticipate il prossimo anno non sarebbero da escludere. In questo scenario, lo spread italiano dovrebbe confermarsi più resistente, mentre la Bce potrebbe comunque voler mantenere i tassi bassi per non turbare i mercati in un momento comunque delicato. Infine, qualora il "Sì" vincesse con un'alta partecipazione al voto, Renzi rimarrebbe saldamente in carica, mentre lo «spread dovrebbe mostrare un'ottima tenuta, con le posizioni corte che saranno chiuse in vista di una Bce che dovrebbe confermare il proprio atteggiamento da colomba».



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