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SPY FINANZA/ Portogallo e Bce, le mosse che contano più del referendum

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Insomma, se non si hanno atteggiamenti meramente elettoralistici e di parte, si sa che ciò che interessa al mercato non è il bicameralismo paritario, ma il fatto che la Bce continui o meno a comprare con il badile, soprattutto se poi amplierà la platea del collaterale elibigile, eliminando la capital key sugli acquisti per rendimenti inferiori al -0,40%. Se così fosse, vedremmo anche un ridimensionamento dei rendimenti, esplosi in molti casi dopo la vittoria di Donald Trump sull'aspettativa di un grosso piano di investimento in spesa pubblica e quindi di aumento dell'inflazione interna Usa. 

Ma sempre Barclays ci dice anche dell'altro, ovvero che nel silenzio generale il Portogallo comincia a scricchiolare pesantemente, motivo che ha visto aumentare lo spread spagnolo, nonostante l'assenza di appuntamenti politici particolarmente delicati. Stando alla banca inglese, gli istituti di credito lusitani avrebbero bisogno fino a 7,5 miliardi di euro per «risolvere quella che è una vera e propria crisi sistemica, la quale sta portando il Paese sotto la lente d'ingrandimento dei mercati». Il grafico a fondo pagina ci mostra l'esplosione dello spread sovrano portoghese di lunedì, quando l'Associated Press ha reso noto che il nuovo presidente e i sei membri del board della più grande banca del Paese, la controllata statale Caixa Geral de Depositos, si sono dimessi dopo meno di tre mesi dall'accettazione dell'incarico. Il motivo, paradossalmente, non sembra legato ai problemi dell'istituto, visto che farebbe riferimento a una legge in discussione a Lisbona che renderebbe obbligatorio per i funzionari bancari di più alto livello la pubblicazione di redditi e assets personali, ma il timing appare sospetto, quasi una scusa per abbandonare il Titanic prima dell'irreparabile, visto che il governo sta discutendo un piano di salvataggio per la banca da 5,1 miliardi di euro. 

L'esecutivo ha detto che il piano verrà comunque implementato come già deciso il prossimo anno, ma sempre più analisti puntano il dito sulle pratiche di prestito allegre e sul peso delle sofferenze come principali liabilities non solo per Caixa Geral de Depositos ma per tutti gli istituti lusitani. Insomma, un'Italia in sedicesimi che però potrebbe scatenare immediatamente un effetto domino sull'espostissimo sistema bancario spagnolo. Stando al Financial Times, «gli investitori temono che le necessità di capitale delle banche possano appesantire ulteriormente i conti pubblici di una nazione che sta già lottando per evitare potenziali sanzioni Ue per lo sforamento dei target di deficit». 

Per Antonio Garcia Pascual, capo del dipartimento europeo di Barclays, «alcune banche hanno necessità di grosse iniezioni di capitale. Questo significa che ogni ogni possibile perdita materiale dalla vendita di Novo Banco potrebbe ricadere a livello sovrano, visto che la capacità delle banche portoghesi di assorbirla è molto limitata». E sapete cosa significa "ricadere a livello sovrano"? Che pagano i contribuenti. 

Attenzione a non farci distrarre troppo dalla falsa priorità del referendum costituzionale, il nodo della questione sono le banche. E la Bce, nonostante Mario Draghi gigioneggi parlando di maggiore unione nell'Ue, lo sa benissimo. 



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