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SPY FINANZA/ Mps e i fallimenti della Bce

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Soprattutto perché, durante la presentazione, l'amministratore delegato Morelli aveva confermato che il pool di titoli che saranno oggetto di offerta è di 5 miliardi, indirettamente confermando che l'obiettivo è coinvolgere solo i bondholder subordinati, istituzionali e retail. E attenzione, perché stiamo parlando di una ricapitalizzazione (fino a 5 miliardi di euro contro una capitalizzazione di mercato attuale di milioni di euro) necessaria a mantenere un buon livello di solidità patrimoniale, ma solo una volta completate la cessione e la cartolarizzazione delle sofferenze: nulla di certo, visto che su quest'ultimo aspetto occorrerà anche valutare l'esito delle ispezioni delle Autorità di Vigilanza, «che apre qualche rischio e fattore di incertezza in più in merito alla qualità dell'attivo del gruppo», avvertono a Icbpi. 

Non so voi, ma trovo sconcertante che Mps e il suo destino vivano in un universo parallelo di road-show, speculazione sul breve e piani di ricapitalizzazione che non trovano un parere positivo nemmeno a piangere: il tutto, dopo un cambio di management tutto politico. E il problema è questo: politica e banche ormai sono inscindibili, non vivono l'una senza le altre e viceversa. E l'esempio ci arriva dall'Unione europea, la quale sta aumentando la pressione sui regolatori bancari perché allentino la morsa attorno alle nuove regole di capitale, la cosiddetta Basilea 4. Lo scopo? Formalmente, proteggere le banche da un ulteriore aggravio dei costi. Il Parlamento europeo alzerà la voce la settimana prossima nell'appuntamento di giovedì 10 novembre per dire che non intende accettare nuovi standard internazionali che richiedano riserve di capitali maggiori o esasperino le differenze tra Stati: il voto previsto è l'ultimo passo in una campagna portata avanti da politici e regolatori europei per modificare le regole che determinano come le banche valutino la rischiosità degli assets e di conseguenza di quanto capitale abbiano bisogno. 

Il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, i cui membri includono la Banca centrale europea e la Federal Reserve degli Stati Uniti, sta cercando di completare le nuove norme sui requisiti di capitale delle banche entro la fine dell'anno, ma la Commissione europea, braccio esecutivo dell'Ue, ha già chiesto di annullare le modifiche alle norme. In una bozza della risoluzione, il Parlamento sottolinea che la revisione dei requisiti patrimoniali del Comitato di Basilea dovrebbe rispettare la promessa di evitare un significativo aumento dei requisiti patrimoniali e garantire la parità di condizioni: «Siamo preoccupati del fatto che il pacchetto di riforme nella sua fase attuale potrebbe non essere in conformità con questi due principi di cui sopra e chiede alla Bce di assicurare il loro rispetto nel nuovo standard». 

Posso essere d'accordo in linea di principio: mettere sotto ulteriore tensione patrimoniale le banche in un momento simile e con una nuova recessione Usa che colpirà entro la prossima estate, appare pericoloso. Occorre però anche raccontare l'altra pagina del libro, il più classico rovescio della medaglia. 



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