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TASSE E POLITICA/ I "grandi fratelli" a servizio del Fisco

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Nel Consiglio dei Ministri del 15 ottobre scorso, oltre al disegno di legge di bilancio dello Stato per il 2017, è stato approvato anche un importante decreto legge (D.L. 193/2016) per l'attuazione di disposizioni urgenti in materia fiscale (il cosiddetto "decreto fiscale"). Tra le varie misure adottate, quella più nota è senz'altro la soppressione di Equitalia S.p.A., la società che svolge il servizio di riscossione coattiva delle imposte sul territorio nazionale. Vista la scarsa simpatia di cui il gruppo Equitalia gode, soprattutto in tempi di crisi, qualcuno ha pensato bene di esultare, o almeno di tirare un sospiro di sollievo per la vittoria sul "mostro sanguisuga". Francamente non saprei se questa mossa renderà il sistema fiscale più agevole; certamente lo avvicina molto al contribuente.

Le competenze relative alla riscossione nazionale vengono trasferite all'Agenzia delle Entrate, che vi provvederà tramite un ente pubblico economico, denominato appunto "Agenzia delle Entrate – Riscossione", di prossima creazione. La riattribuzione delle competenze di Equitalia è naturalmente strettamente funzionale al potenziamento del servizio di riscossione e alla lotta all'evasione fiscale, che nel nostro Paese raggiunge cifre record: basti pensare che la sola evasione Iva - secondo fonti ministeriali - ammonta a quasi 40 miliardi di euro nel periodo 2010-2014, pari a circa il 30% del gettito dovuto.

Il decreto fiscale dispone che l'Agenzia delle Entrate possa "acquisire le informazioni relative ai rapporti di lavoro o di impiego, accedendo direttamente, in via telematica, alle specifiche banche dati dell'Istituto nazionale della previdenza sociale": ciò consentirà l'immediata disponibilità di "notizie puntuali e aggiornate - si legge nella relazione accompagnatoria - sui rapporti di lavoro o di impiego ai fini dell'attivazione mirata del pignoramento presso terzi" nei limiti consentiti dalla legge per l'esazione dei tributi dovuti e non onorati dal cittadino.

Il passaggio citato, per certi aspetti ovvio con l'organizzazione di un ente unico, prosegue ulteriormente lungo la via tracciata tra il 2006 e il 2010 (a partire dal cosiddetto "decreto Bersani", D.L. 223/2006) che apriva agli agenti della riscossione l'accesso alle banche dati rilevanti ai fini del rapporto tra fisco e cittadino, in via generale e con un'apposita richiesta. Il filtro di un soggetto che si muove in qualità di agente della riscossione munito di una specifica autorizzazione ora viene meno, naturalmente con l'auspicabile finalità di recuperare quanto più possibile il terreno perso dell'evasione, che rappresenta per l'erario ciò che i crediti deteriorati rappresentano per le banche, con forti ripercussioni sul piano economico e risicati margini di flessibilità concessi dall'Europa un anno sì e uno no, comunque sempre dopo innumerevoli litigi.

Tuttavia, non si può non rilevare che l'eventuale successo dell'operazione avviene a prezzo di una invasività sempre più crescente della macchina di controllo statale e di continui tagli alla sfera privata del cittadino, che si trova per così dire privato di spazi autonomi e mai al riparo da un "grande fratello" (diversamente dal romanzo di Orwell, sono ormai più di uno).



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