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ELEZIONI USA 2016/ Clinton o Trump, l'Europa ha già perso

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Donald Trump e Hillary Clinton (LaPresse)  Donald Trump e Hillary Clinton (LaPresse)

L’impatto della nuova avversione al libero scambio rischia di essere ancor più penalizzante. Chi in America e in Europa vuole alzare le barriere compie una scolta suicida, chi sostiene che così si difendono posti di lavoro, settori economici e industrie essenziali per il benessere dei paesi e dei popoli, inganna gli elettori per cecità o per “volontà di potenza”. L’isolazionismo in politica economica ha sempre e soltanto provocato povertà, l’isolazionismo in politica estera ha sempre provocato guerre. Non si tratta di fare i catastrofisti, ma di mettere in guardia basandosi sulle lezioni del passato.

Quali prospettive avrebbe in questo nuovo mondo che assomiglia pericolosamente a quello degli anni ‘30 un Paese come l’Italia, piccolo, incastonato in un Mediterraneo in fiamme, che deve importare tutto, materie prime e capitali, ampiamente dipendente dalle esportazioni manifatturiere e che non è riuscito a dotarsi di servizi avanzati, né a produrre tecnologie competitive? Dovrebbero spiegarlo una volta per tutte le forze politiche che anche in Italia chiedono di chiudere i confini. La nostra stessa sovranità nazionale non è mai stata isolazionista, dal Risorgimento in poi, con l’eccezione dell’autarchia fascista finita in tragedia.

Per restare ai giorni nostri, c’è da chiedersi che cosa sarebbe accaduto all’Italia e alla Grecia durante la crisi dei debiti sovrani se l’amministrazione americana non avesse giocato tutta la sua influenza affinché si tenesse conto del ruolo geopolitico di questi due paesi, anche al di là delle difficoltà economiche che li avevano portati sull’orlo del precipizio.

Il cupo scenario suggerito da Zingales non è scontato. Se è vero che queste sono le tendenze di fondo, è anche vero che continuano a esistere interessi nazionali che vanno in senso opposto e che nessun presidente può contrastare oltre un certo limite. Il protezionismo non può arrivare fino al punto da colpire i grandi colossi multinazionali americani installati in ogni parte del globo. L’isolazionismo nazionalista non può cancellare l’influenza culturale, politica, comportamentale acquisita in questi decenni.

C’è un presidente masochista al punto da cancellare i social media, Apple, Disney, la Coca Cola, insomma le icone di quel che è stato chiamato soft power? E uno così folle da lasciare che il fondamentalismo islamico metta e ferro e fuoco i pozzi del Golfo Persico? Davvero un Trump alla Casa Bianca lascerà che Putin si prenda l’Ucraina e i paesi baltici? O che la Cina diventi la potenza egemone del Pacifico? Crediamo di no. Ma non sappiamo fino a che punto si potrà spingere prima di innestare la retromarcia.



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COMMENTI
07/11/2016 - Globalisti buoni e sovranisti cattivi (o no ?) (Tiziano Villa)

Non ho capito se Cingolani esponga le idee sue o di Zingales. Ma la chiave di lettura non sembra corrispondere alla realta'. Ovviamente all'Italia farebbe bene un quadro mondiale pacificamente favorevole ai commerci, per poter esportare i nostri manufatti e importare quanto serve. Ma se tutto non e' cosi' roseo non sembra colpa delle oscure forze politiche sovraniste che vorrebbero chiudere i confini. A che cosa e a chi dobbiamo il fatto che il Nord Africa, e il Vicino e Medio Oriente sono delle polveriere, quando sarebbero sbocchi naturali della nostra economia ? A quei cattivoni dei sovranisti nostrani o alla politica globalista degli Stati Uniti perseguita per decenni da Bush a Obama? La frase "E uno così folle da lasciare che il fondamentalismo islamico metta a ferro e fuoco i pozzi del Golfo Persico?" sfida il ridicolo. Da dove e' venuto fuori questo fondamentalismo islamico che improvvisamente ha messo a ferro e fuoco terre e popoli di quelle zone? Da qualche madrassa del deserto o da un piano coordinato tra Stati Uniti, Arabia Saudita, Qatar etc. che ha creato un caos controllato destabilizzando tutta l'area a forza di cambi di regime. A proposito cambiare il regime in Arabia Saudita, no. vero? i globalisti americani quello non lo fanno. Si potrebbe continuare facilmente per concludere che quest'analisi ha lo spessore intellettuale della carta velina.