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SPY FINANZA/ Usa, i veri "padroni" dietro Trump e Clinton

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Certo, Casa Bianca e Congresso possono votare leggi in tal senso, stanziare aiuti pubblici, decidere per manovre d'emergenza e irrituali, ma chi pensate che avanzerà le richieste alla politica, di fatto tramutando quelle scelte in altrettante pistole alla tempia e agitando lo spettro dei mercati in turbolenza? E questa non è una prerogativa solo degli Usa: pensate che un governo diverso da quello di Shinzo Abe potrebbe andare allo scontro con la Bank of Japan sulle scelte di politica monetaria e fiscale? Pensate che Theresa May possa controbattere o, peggio, limitare l'azione di Mark Carney? E, somma di tutte le sudditanze, pensate che l'Ue o un qualche suo Stato membro possa mettersi di traverso alle scelte della Bce? Ci sta provando la potente Germania attraverso la Bundesbank ormai da mesi, ma Mario Draghi ha sempre e comunque imposto le sue ricette, giuste o sbagliate che possano essere. 

Ormai sono economia e finanza a dettare tempi e modi dell'agire politico, non è più il contrario. Sapete quando è stata l'ultima volta che la politica ha imposto le sue leggi all'economia? Quando era presidente Bill Clinton, il quale per perseguire il suo progetto di casa di proprietà per tutti come collante per la comunità e agente responsabilizzante per le minoranze obbligò le banche commerciali a garantire mutui a chiunque, senza badare al rating di credito, pena la perdite di filiali, sportelli e bancomat. Sapete cosa è nato da quella scelta? Il disastro dei subprime e il 2008, Lehman Brothers in testa. Il mondo ormai è troppo econo-dipendente e finanziariamente interconnesso per permettere alla politica - spesso incapace e propagandista come quella di Bill Clinton - libertà di azione su certi temi: l'abbiamo voluto noi, siamo noi che abbiamo concesso sempre maggiori cessioni di sovranità a entità non elette e sovranazionali che hanno, ontologicamente, come referente la finanza e i poteri (o potentati) economici, ora non ci è concesso lamentarci. 

Quindi, non toglietevi il sonno stanotte per sapere prima di tutti chi andrà alla Casa Bianca: tolta la reazione a caldo sul breve termine, non cambierà nulla. Il mondo lo governano le Banche centrali e quelle d'affari. E a saperlo bene è proprio Hillary Clinton, visto che è sostenuta in massa da Wall Street e ha tenuto decine di discorsi presso potenti banche d'affari e fondi d'investimento: la potenziale first lady sa benissimo che il suo datore di lavoro non è il popolo americano, ma la finanza. In questo, almeno apparentemente, Donald Trump appare differente, visto che quel mondo lo detesta e lui detesta quel mondo, dopo averci fatto affari per trent'anni: state certi che se mai arrivasse a prendere la residenza in Pennsylvania Avenue per i prossimi quattro anni, il suo disprezzo per l'establishment verrebbe mitigato in tempi brevi. Se non altro, dalla recessione in arrivo. Era la politica bellezza, ora è solo business. 

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