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SPY FINANZA/ La domanda dei mercati che conta più delle elezioni Usa

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Si darebbe il via, dunque, a un irrigidimento del contesto finanziario, cosa che potrebbe rimandare la decisione del Fomc su un rialzo del costo del denaro, ma, «come ha insegnato la Brexit, se la svolta dovesse essere brusca il comitato potrebbe optare per un'azione a dicembre succeduta da un approccio attendista», ha avvertito Nomura. Durante il primo anno dovrebbe esserci una crescita economica guidata da una politica fiscale accomodante, con tagli alle tasse e maggiori finanziamenti alle infrastrutture, «anche se la mole dei provvedimenti dipenderà dalla forza dei Democratici al Senato». A ogni modo, Trump avrebbe l'autorità e il supporto parlamentare necessari ad alzare i dazi doganali, elemento che «darebbe una spinta rialzista all'inflazione, accelerando la stretta monetaria da parte della Fed», hanno concluso gli esperti. 

Ora, al netto che il mio sia un ragionamento al buio e quando leggerete queste righe saprete già chi è il nuovo inquilino della Casa Bianca, restando sul puramente teorico, quale delle due direzioni di politica monetaria sarebbe la migliore per l'America e il mondo, limitandoci unicamente all'opzione dirimente del rialzo dei tassi da parte della Fed? Nomura, parlando di un'amministrazione Clinton, si dice certa di un graduale ritorno alla normalità rispetto al costo del denaro, quindi mettendo nel cassetto l'opzione di +0,25% già a dicembre e aprendo la porta a un primo ritocco attorno a marzo per poi, immagino, calcolare almeno altri due interventi nel corso del 2017. Questo garantirebbe al mercato sia azionario che obbligazionario di proseguire il suo trend, oltretutto facendo gioco di sponda con lo scenario ultra-supportivo garantito da Bank of Japan e Bce con i loro programmi di Qe. 

Come vi ho già detto, escludo interventi della Fed a dicembre, perché l'8 di quel mese Mario Draghi renderà noto se il programma di acquisto proseguirà o meno oltre il marzo del prossimo anno e se ci saranno variazioni nei criteri di acquisto (per ampliare la platea di assets eligibili, già oggi scarsi), quindi una doppietta decisionale di questo genere sarebbe davvero troppo da digerire per i mercati, soprattutto a livello di prezzatura anticipata. C'è però un problema, se vogliamo essere seri e parlare di mercato in base alle regole che dovrebbero regolarlo e non alle distorsioni da unicorni che le Banche centrali hanno posto in essere. Se la Fed continuerà a calciare il barattolo, magari utilizzando la Lame Duck session come scusa per non agitare i mercati già tesi per l'Europa, il carico di debito che graverà sulle imprese continuerà a salire, poiché queste capiranno che l'approdo alla Casa Bianca della candidata "presentabile" e tranquillizzante consentirà loro di emettere altre obbligazioni a costo zero per continuare a finanziare buybacks azionari e far continuare a far girare quella giostra infernale chiamata Wall Street. 

Gli indici crescono, i prezzi salgono, i rendimenti restano artificialmente bassi come i flottanti e si può dar vita a un'altra stagione di dividendi e bonus allegri, almeno per tutto il primo semestre del 2017. Al termine del quale, però, quasi tutti gli economisti si attendono l'arrivo della recessione negli Usa: quindi, shock sui mercati fino a quando l'autorità monetaria, leggi Fed, non prenderà di nuovo in mano la partita, ricominciando a stampare o quantomeno a rimangiarsi i minimi aumenti dei tassi fatti fino ad allora. 



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