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PREVISIONI 2017/ Un voto mette a rischio l'Italia

Pubblicazione:sabato 31 dicembre 2016

Susanna Camusso (Lapresse) Susanna Camusso (Lapresse)

"L'indicatore anticipatore dell'attività economica registra una ripresa, delineando una prospettiva positiva del ritmo di crescita dell'economia nei prossimi mesi". Lo dice l'Istat nella nota sull'andamento dell'economia italiana del mese di dicembre. Per Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison, il 2017 non sarà però un anno semplice: ci sono diverse incognite a livello internazionale e il nostro Paese potrebbe dover pagare il prezzo del referendum chiesto dalla Cgil sull'articolo 18.

 

Professore, che situazione vede per il nuovo anno?

Il 2017 è molto difficile da interpretare a livello dell'intera economia mondiale. I Paesi emergenti continuano ad avere un profilo di sviluppo piuttosto modesto, soprattutto per quanto riguarda i Bric. Negli Stati Uniti ancora non si capisce quale piega prenderà realmente la politica di Trump dall'insediamento in avanti. L'Europa cresce pochissimo e anche la Spagna non potrà continuare a far aumentare il suo Pil grazie al deficit per molto tempo ancora. Lo scenario quindi non favorisce la crescita tramite esportazioni. Diventa allora cruciale la domanda interna, che in Europa sta languendo. È difficile dunque immaginare che ci possano essere dei profili di crescita che vadano oltre l'1-1,5%.

 

Anche per l'Italia?

Per quanto riguarda il nostro Paese, lo scenario economico dipende molto da quello che può essere il consolidamento del profilo di crescita che ha cominciato a delinearsi nel 2015-2016. Se prendiamo gli ultimi sette trimestri, a spesa pubblica invariata, l'Italia sta crescendo più di Francia e Germania. Tutto ciò rende evidente che l'Europa ha un problema strutturale davanti. E l'Italia, essendo collocata in questa Europa, ha delle carte che sono abbastanza limitate per poter andare più forte di così. 

 

Quali sono queste carte?

Principalmente possiamo contare sull'industria 4.0, che può rappresentare un elemento che potrebbe darci un profilo di crescita un po' più alto di quello che ci si può attendere nel 2017. Molto dipenderà anche dall'atteggiamento delle imprese. Se faranno investimenti, approfittando dei piani sull'industria 4.0, forse potremo andare un po' oltre l'1% di crescita. Altrimenti credo che questo sia fatalmente lo scenario non solo italiano, ma europeo, per il 2017. Tutti pensano che la Germania sia forte perché trainata dall'industria. In realtà, negli ultimi sette trimestri il valore aggiunto della manifattura italiana è cresciuto il doppio di quella tedesca.

 

Il problema, diceva, è a livello europeo. Cosa può fare Bruxelles per smuovere l'economia?

Se non fa partire qualcosa di più del Piano Juncker l'Ue è destinata a un 2017 non brutto, per carità, ma che certo non risolve i problemi sul tappeto, non crea cioè abbastanza nuova occupazione, non crea investimenti, specie su ricerca e sviluppo. È uno scenario in cui l'Europa traccheggia e va avanti per forza d'inerzia.

 

Il 2017 non sembra però l'anno ideale perché l'Ue possa avere questo ruolo. Non crede che attenderebbe prima le elezioni in Francia e in Germania?


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