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FINANZA E POLITICA/ Lo scontro "nascosto" tra Italia e Germania

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Prende spazio, dunque, il vecchio progetto tedesco di un’Europa a cerchi concentrici con un nocciolo duro composto di paesi che condividono le stesse politiche (non solo moneta ed economia, ma difesa e sicurezza). Una Kerneuropa come l’aveva chiamata Schaeuble nel 1994. L’Italia ne farà parte? Nel 1994 no, restava fuori, poi ci fu una serrata polemica e alla fine fu Helmut Kohl ad aprire le porte, sotto la pressione di Jacques Chirac (il Presidente francese temeva l’abbraccio tedesco e voleva bilanciarlo con i paesi del sud Europa). Oggi il problema si ripropone in termini ancor più stringenti. E il ministro degli esteri Paolo Gentiloni ha detto chiaramente che l’Italia sarebbe disponibile a un’unione a geometria variabile, ma vuol far parte del primo cerchio.

La questione di fondo, quella del tavolo dei grandi, dunque, non è solo una fissazione renziana o una rivendicazione da sfigati. È la questione chiave del prossimo futuro, il progetto attorno al quale ruota il confronto europeo. E dal suo esito dipenderà anche la collocazione dell’Italia. Ma se questa è la posta in gioco perché non dirlo apertamente, perché non aprire un serio dibattito, perché non coinvolgere il Parlamento, presentare la proposta italiana e chiedere un voto, con il quale andare a negoziare da posizioni di forza con la Germania?

La politica dello strepito, così come quella dell’aumm aumm, si rivela controproducente. Meglio porre le questioni sul tavolo in modo chiaro, con una netta individuazione del conflitto degli interessi e la definizione seria e ponderata di che cosa serve all’Italia. Renzi non ama consigli, nemmeno quelli che vengono dal Giglio tragico, figuriamoci quando arrivano da fuori, ma forse questa volta dovrebbe fermarsi ad ascoltare.

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