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FINANZA/ Il nuovo "sgambetto" di Merkel e Hollande a Renzi

Matteo Renzi, spiega GIUSEPPE PENNISI, vorrebbe entrare nel “direttorio informale” dell’Ue con Angela Merkel e Francois Hollande. Un obiettivo difficile da raggiungere

Angela Merkel e François Hollande (Infophoto) Angela Merkel e François Hollande (Infophoto)

Le cronache (di qualche lustro orsono) dicono che nel teatrino della Parrocchia di Pontassieve l’attuale Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, abbia partecipato (allora era poco più di un bambino) a un paio di recite della commedia musicale di Garinei e Giovannini “Aggiungi un posto a tavola” in cui si narrava di un nuovo diluvio universale in un paesetto dei nostri tempi; quindi, anche individui abbastanza incompatibili tra di loro o con vecchie ruggini chiedevano al parroco (neo- Noé) che venisse aggiunto un posto, pure per loro, sull’Arca.

La riunione con la Cancelliera tedesca Angela Merkel era stata preparata, con diligenza, dalla Farnesina (pur in armi nei confronti dell’inquilino pro-tempore di Palazzo Chigi per la sostituzione di un noto e apprezzato diplomatico di carriera con un politico conosciuto per il suo dinamismo aggressivo). L’obiettivo da raggiungere era quello di aggiungere un posto al tavolo a cui ora siedono Angela Merkel e François Hollande, un “direttorio informale” che si riunisce, o si parla via Skype, prima dei vertici dei Capi di Stati e di Governo dell’Unione europea, al fine di definire un punto di convergenza, ove non un accordi, sulle questioni di fondo all’ordine del giorno.

A Renzi, Presidente del Consiglio della terza maggiore economia dell’unione monetaria, nonché di uno degli “Stati fondatori” dell’Ue, “rode”- si direbbe un gergo romano - di non fare parte del “direttorio”, e sostanzialmente, di restare fuori la porta quando al tavolo del “direttorio informale” si discute di questioni chiave e si prendono decisioni di grande rilievo. Quindi, tutti mobilitati ad aggiungere un posto.

Gli sforzi - pare - non sono stati commensurati ai risultati ottenuti. Il Corriere della Sera ha titolato i servizi dedicati all’incontro lento disgelo nei rapporti tra Italia e Germania; in effetti, nella storia dell’Ue, mai Roma e Berlino divergono su tanti dossier. Il lento disgelo non ha, naturalmente, portato un posto al tavolo del “direttorio informale”, ma la promessa che “zia Angela” farà una telefonata al “nipotino Matteo” prima dei vertici Ue. Non è detto che nella telefonata gli svelerà quando concluso con Hollande o gli chiederà il parere su questo o quell’argomento all’ordine del giorno.

Ci sono due ordini di ragioni che spiegano perché l’incontro sia terminato così. Alcune appartengono al campo delle relazioni internazionali. Altre sono più prettamente economiche. A livello internazionale (ma anche sul piano interno) di norma non si chiede di essere ammessi a un club ristretto ed esclusivo (specialmente se composto solamente da due soci). La prassi è che si è invitati per cooptazione. Se e quando vogliono, Angela Merkel e François Hollande, se e quando pensano che Matteo Renzi possa dare loro un effettivo contributo, non avranno nessuna difficoltà a invitarlo al tavolo, proprio per il contributo che ritengono possano ottenere sulle difficili questioni europee. In materia di seggi nelle organizzazioni internazionali, purtroppo, l’Italia non ha una buona fama. Applica quella che Stefano Silvestri, a lungo Presidente dell’Istituto affari internazionali chiama la politica del sedere, ossia la politica in base alla quale si chiede un seggio, ma una volta ottenuto non si sa cosa farsene.