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SPILLO/ Le "toppate" di Giavazzi sull'immigrazione

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Francesco Giavazzi (Infophoto)  Francesco Giavazzi (Infophoto)

Pure Giavazzi lo riconosce esplicitamente: "Accogliere i rifugiati è quindi una strategia intelligente: aumenta la spesa pubblica nel breve periodo, per l’assistenza necessaria, ma in un modo che si corregge automaticamente entro un decennio. Nel lungo periodo rifugiati integrati contribuiscono alla sostenibilità del sistema pensionistico". Quindi chi oggi lavora e consegna una parte dello stipendio al sistema pensionistico, non lo fa per avere in futuro una pensione, ma per sostenere il sistema pensionistico. E se in futuro non vi saranno lavoratori, i soldi da lui versati saranno spariti, divorati dal sistema pensionistico. Ma lasciamo stare le pensioni e torniamo al problema dell'immigrazione.

Il piccolo problema non considerato è che questo richieda un’integrazione, cioè un processo di accettazione di una civiltà diversa e di valori diversi che può richiedere anche più di una generazione. E nel frattempo gli immigrati non sono una risorsa, ma un problema da gestire che richiede (oltre al tempo) impegno, pianificazione, risorse umane ed economiche. Proprio la cronica mancanza di tutti questi fattori, accentuata in questi anni ancor di più da quando c'è la crisi, ha portato la crisi della famiglia e la crisi della natalità in Europa. Come si può pensare ora che, mancando questi fattori, senza risorse, si possa realizzare l'integrazione? Se mancano risorse per le case di italiani indigenti, come potremo dare case agli immigrati? Se mancano risorse per le scuole, come potremo istruire pure i figli degli immigrati? Se mancano risorse per curare gli italiani, come potremo curare i milioni di immigrati in arrivo?

Per il successo di questa operazione, Giavazzi pone due condizioni: il rispetto delle regole e l'equilibrio di genere (Giavazzi intende un equilibrato numero di maschi e femmine). Per dare esempio di un caso di successo, Giavazzi cita gli Usa: "I benefici dell’integrazione si ottengono solo con il rispetto delle regole; negli Stati Uniti l’integrazione funziona, pur se con mille difficoltà, perché la violazione delle regole è punita duramente". Ma dove vive Giavazzi? Vede mai la televisione, con le immagini terribili di cittadini di colore inermi ammazzati dai poliziotti bianchi? E questa la chiama un’integrazione riuscita? 

Però per lui il problema è la Francia, dove in alcune scuole si è accettato di togliere la carne dalla mensa per rispetto di una forte presenza musulmana. Invece non c'è problema in Germania, dove ormai da un anno in alcune città tedesche è operativa la "polizia della sharia" che invita i musulmani per strada a non consumare alcolici e a frequentare le moschee. Questo non è un problema, tanto che scrive "Angela Merkel è forse il solo statista europeo ad aver capito che accogliere i rifugiati e investire nel loro capitale umano non ha solo un aspetto di solidarietà: è più lungimirante che costruire autostrade". Le gravissime aggressioni della notte di Capodanno a Colonia non suggeriscono a Giavazzi alcuna riflessione, né alcun ripensamento sul fatto che l'immigrazione (eccessiva) sia un'opportunità, alcun ripensamento su cosa abbia capito o non abbia capito la Merkel.

Eppure Giavazzi è italiano. E dovrebbe sapere che nell'anno appena concluso si è verificata in Italia una tragedia di proporzioni enormi, epocali da un punto di vista umanitario, sociale e infine economico. Secondo i dati Istat, in Italia vi sono 150 mila persone in meno. Una simile ecatombe non si vede dagli anni della Seconda guerra mondiale. Un frutto combinato di maggiori morti, minori nascite, immigrazione e tanta, tantissima emigrazione. E non si tratta di emigrazione di poveracci, ma di emigrazione di qualità. Le migliori intelligenze e competenze italiane stanno letteralmente fuggendo dall'Italia. Si tratta di una vera e propria catastrofe, che rischia di mettere in forse la sopravvivenza di un popolo. Stiamo assistendo inermi e attoniti alla fuga dei cervelli italiani e alla venuta invasiva della parte peggiore di altri popoli.


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COMMENTI
01/02/2016 - Questo è il pensiero “progressista” bellezza! (Carlo Cerofolini)

Perché meravigliarsi, questo è il pensiero “progressista” che, purtroppo, lotta e vive insieme a noi e va pure per la maggiore bellezza!