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RIFORMA BCC / Federcasse: preoccupati per rischio-indebolimento del sistema

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Il presidente Federcasse, Alessandro Azzi  Il presidente Federcasse, Alessandro Azzi

Soddisfazione di massima, non priva però di una punta di preoccupazione. E' quanto è filtrato ieri dal comitato esecutivo della Federcasse, la centrale delle 370 Bcc italiane, riunitosi poche ora dopo l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri del provvedimento di riforma del Credito cooperativo.

"Il decreto legge con il quale il Consiglio dei Ministri ha avviato il percorso di riforma del Credito Cooperativo - afferma una nota Federcasse - ha accolto l’impianto della proposta presentata, sin dalla scorsa estate, alle Autorità dal Credito Cooperativo italiano. Particolare rilievo, nel decreto legge governativo, hanno – in tal senso - il mantenimento del principio di autonomia e di mutualità delle singole Bcc; la previsione della costituzione di un Gruppo Bancario Cooperativo con una dotazione patrimoniale di almeno 1 miliardo; la definizione di “patti di coesione” atti a regolare, secondo un principio di meritevolezza, il rapporto tra Bcc e Gruppo Bancario Cooperativo".

In attesa di conoscere l’articolato del provvedimento la federazione presieduta da Alessandro Azzi esprime però "preoccupazioe" riguardo alla possibilità di consentire, alle Bcc oltre una certa soglia patrimoniale, la cessione dell'attività bancaria ad una Spa con un affrancamento del 20% delle riserve indivisibili. Una previsione che andrebbe "nel senso contrario rispetto a quello ufficialmente perseguito, in quanto favorisce la frammentazione bancaria e finisce con lo scoraggiare il fare banca con finalità mutualistiche, indebolendo di fatto la coerenza cooperativa dell’intero sistema".

Fonti del settore interpellate dall'Ansa indicanol in 4-5 le banche e gruppi cooperativi che non intenderebbero aderire al gruppo unico del settore disegnato dalla riforma. Questa prevede l'obbligo di adesione al gruppo unico o la trasformazione in spa (facendo salve le riserve con il pagamento del 20%) per i gruppi con patrimonio sopra i 200milioni. Per queste fonti i candidati all'uscita sono "quelli che fin dal primo giorno hanno espresso critiche alla riforma e in certi casi non voluto trovare una mediazione" e potrebbero essere "le Bcc facenti capo al gruppo toscano Cabel, la Chianti Banca che sta da qualche mese facendo acquisizioni, la Banca di Bologna, la Cassa Padana e forse qualcuno al Sud".

L'impatto prevedibile della procedura di way-out appare dunque limitato. Tuttavia la nota ufficiale Federcasse ricorda che l'ordinamento cooperativo, difeso nei decenni da diversi attacchi politici, prevede che, nel caso di trasformazione di una cooperativa in Spa o altra forma societaria, le riserve indivisibili e intangibili - anche in ragione della specifica disciplina fiscale che ne regola l’accumulazione - debbano essere devolute a finalità di interesse pubblico nel rispetto dell’articolo 45 della Costituzione che “riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata”. Si teme, inoltre, che il provvedimento non tenga conto delle specificità del sistema delle Casse Raiffeisen altoatesine, riconosciute e tutelate nella proposta del Credito cooperativo.

Secondo Azzi, “il provvedimento passa adesso al vaglio del Parlamento e ci auguriamo che in quella sede possa essere discusso approfonditamente e migliorato. Proprio per evitare che la riforma del Credito cooperativo raggiunga obiettivi diversi da quelli che si poneva in origine, vale a dire il consolidamento e l'irrobustimento delle aziende bancarie italiane”. l

L'esecutivo Federcasse, riunito a Roma, ha confermato " la validità dell'impianto costruito in collaborazione con le Autorità e condivide le forti perplessità su alcune parti del provvedimento". Ribadendo comunque, all’unanimità, la volontà di procedere verso la realizzazione di un unico Gruppo Bancario Cooperativo, il solo in grado di consentire alle banche di comunità di restare allo stesso tempo autonome ma competitive all’interno di quello che potrà diventare il terzo gruppo bancario del nostro Paese ed il primo per apporto di capitali interamente italiani.



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