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SPY FINANZA/ Le "pressioni" di Deutsche Bank su Fed e Bce

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Ora, dobbiamo leggere i tonfi spaventosi dei giorni scorsi come le grida inumane del Frankenstein monetario creato dalle Banche centrali che chiedeva altro denaro a costo zero? Io penso di sì, visto che ieri, in corrispondenza con il rimbalzo, era attesa l'audizione semestrale di Janet Yellen di fronte al Comitato finanziario del Congresso. Ma c'è di più: perché quella newsletter tedesca parlava di acquisto di azioni, ovvero arrivare all'azzardo (inutile) della Bank of Japan che ora detiene oltre il 54% di tutto il mercato Etf Qual è, infatti, la preoccupazione primaria per DB in questo momento? Le obbligazioni CoCo decennali al 6% che stavano vedendo inabissarsi il proprio prezzo. E cosa sono le CoCo, ovvero COnvertible COntingent Bond? Uno strumento di rafforzamento del capitale delle banche in chiave anticiclica. Si tratta in pratica di obbligazioni ibride convertibili che, in determinate condizioni, si trasformano in azioni, quindi in capitale della banca che li ha emessi, alleggerendone sostanzialmente l'esposizione debitoria. I Coco bond sono dunque dei debiti che diventano capitale all'occorrenza, quando, per esempio, la core tier 1 ratio, il maggiore indicatore della solidità patrimoniale delle banche, scivola sotto una soglia prefissata. In cambio di questo maggiore rischio che viene addossato all'investitore sono previsti dei rendimenti più elevati. Insomma, la conversione obbligatoria di quei bond scatterebbe in caso di riduzione della core tier 1 ratio al di sotto del 5%. 

Ora il core tier 1 ratio è la percentuale di capitale primario (soprattutto il capitale versato dai soci più eventuali utili o meno eventuali perdite) in rapporto alle attività ponderate per il rischio: rappresenta dunque il rapporto tra il capitale puro, che può essere utilizzato in caso di crisi per far fronte a esposizioni a rischio e a eventuali perdite e i prestiti che la banca ha concesso, maggiore è questo rapporto maggiori sono le riserve anti-crisi dell'istituto. Nel caso in cui una congiuntura particolarmente sfavorevole eroda la core tier 1 ratio sotto il 5% delle attività ponderate per il rischio scatta la conversione dei coco bond in questione che si trasformano in azioni della banca e quindi in capitale rafforzando l'istituto. 

Naturalmente l'immissione automatica di titoli sul mercato può diluire il valore delle azioni stesse, le quali probabilmente subiranno dei ribassi in un momento in cui la stessa banca si trova sotto stress, ma dal punto di vista patrimoniale l'istituto si troverà rafforzato. Se poi si opera con le spalle coperte, sapendo che dopo la conversione obbligatoria ci sarà la Bce come acquirente di prima istanza, l'operazione appare un gioiellino di paraculaggine finanziaria. E di coincidenze nel caso DB ce ne sono davvero troppe, visto che sempre martedì, quando il mattatoio del Dax si era appena chiuso, uno dei più rispettati analisti del credito di Deutsche Bank, Dominic Konstam, ha pubblicato un report-appello che suonava come una chiara lista delle richieste da avanzare alla Bce. 

Cosa diceva Konstam? «Il problema non è il prezzo del petrolio, non sono le banche, è la corsa disperata alla ricerca di liquidità presso le Banche centrali, specialmente in dollari e il fatto che serve molta più liquidità in biglietti verdi sul mercato». Ciò che vi dico da mesi: alzando i tassi anche solo di un quarto di punto, la Fed ha innescato unamargin call globale sul dollaro potenzialmente mortale. Ma c'è dell'altro e questa è farina del mio sacco, non di DB: le banche europee stanno soffrendo in maniera esagerata il basso prezzo del petrolio, vista la loro pesante esposizione su Asia e Medio Oriente. Guardate questo grafico, ci mostra come una creazione di lungo corso di riserve che va dal 3% al 10% per le banche più esposte potrebbe immediatamente portarsi via dal 60% al 160% del tangible book! Cosa significa? Che più il prezzo del petrolio resta basso, più banche europee dovranno per forza prima porre a riserva e poi operare charge off (ovvero scaricare) sulle loro esposizioni esistenti a petrolio e gas, quindi più diluizione. Ecco spiegata, in parte, la sell-off dei giorni scorsi sul comparto. 

 


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