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SPY FINANZA/ Le "pressioni" di Deutsche Bank su Fed e Bce

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E cosa chiede DB al mercato, leggi alle Banche centrali, leggi alla Bce? Liquidità. «Keynes diceva che quando si ha a che fare con un boom da iper-investimento si tagliano e non si alzano i tassi. Come primo passo, la Fed dovrebbe fermarsi e non alzare più i tassi, segnalando chiaramente al mercato una lunga pausa. Draghi dovrebbe non abbassare i tassi, ma aprire finestre di rifinanziamento alle banche e calmare le preoccupazioni sulla liquidità. La Cina deve essere chiara. Svalutare, stabilizzare le riserve e poi allocare 1 triliardo o più per le istituzioni più strategicamente importanti, smettendo di intervenire sui mercato equity. Infine, la regolamentazione di Basilea 3 dovrebbe essere ritardata, soprattutto per quanto riguarda le ratio di leverage, mentre dovrebbe essere tolta enfasi alle regole riguardo il SSM/bail in fino a quando non ci sarà chiarezza da parte della Bce riguardo le fonti di liquidità per banche sotto stress». 

Capito gli amichetti tedeschi, quelli che sono ligi alle regole e non vogliono deroghe o favori? Quando a chiedere maggiore gradualità e cambiamenti alle norme sul bail-in è Bankitalia tutti a chiedere la testa di Visco, se lo fa Deutsche Bank informalmente con una newsletter allora va bene, anzi si applaude. Un popolo di esterofili ipocriti, ecco cosa siamo. Ma non basta, perché c'è anche il capitolo dedicato alle misure di stimolo fiscale. Eccole: «I tassi negativi dovrebbero essere punitivi per i risparmiatori e non per le banche, le quali dovrebbero essere messe in condizioni di guadagnare dallo spread. Il problema è lo spread e non il tasso, bisogna incoraggiare le spese e non i risparmi, i tassi sui mutui potrebbero essere anche negativi e le banche potrebbe comunque guadagnare sullo spread». 

E in caso non succedesse tutto questo? Konstam minaccia ma in maniera molto elegante: «Se non verrà fatto questo e se Deutsche Bank e i suoi 60 triliardi di dollari in derivati salteranno in aria, il costo lo pagheranno tutti». Guarda caso, le prime parole di Janet Yellen di fronte al Congresso ieri sono state le seguenti: «Gli sviluppi all'estero pongono rischi per la crescita americana, le cui condizioni sono meno supporrtive e per questo il ritmo della politica monetaria di rialzo sarà sempre più dipendente dai dati macro». Et voilà, scordatevi nuovi rialzi e, anzi, tra il Fomc di marzo e quello di giugno si potrebbe addirittura tagliare. Certo, la Yellen ha poi parlato di condizioni stabili per l'economia Usa per non sembrare troppo "cigno", ma tutti sanno che nuovi rialzi non farebbero altro che scatenare uno tsunami. È il Qe perenne di cui vi parlo da almeno un anno, siamo in una nuova epoca: il mercato drogato dalle Banche centrali. E a confermarlo ci ha pensato JP Morgan in quasi contemporanea con le parole della Yellen al Congresso, quando ha dichiarato in un report che «se la Bce si focalizza su riserve equivalenti a solo il 2% del Pil, allora potrebbe tagliare i tassi di deposito a -4,5%, la Bank of Japan potrebbe scendere fino a -3,45%, la Riksbank svedese fino a -3,27%, la Fed fino a -1,3% e la Bank of England a - 2,69%». Un mondo in negativo! D'altronde, è di ieri la conferma che globalmente ci sono bond per un controvalore di 7 triliardi di dollari che tradano con rendimento sotto zero sulle varie scadenze della curva. 

Siamo in territori a dir poco inesplorati: buona fortuna ai banchieri centrali, ne hanno bisogno. E un sentito "vergogna" alla banca più sussidiata, arrogante e spericolata d'Europa: Deutsche Bank. 


P.S.: Ieri il titolo Deutsche Bank è salito ai massimi dall'ottobre 2011, ma sul finire di giornata il rally ha cominciato ha sgonfiarsi. Non vi ricorda il pump and dump classico del 2007/2008 sul titolo Lehman Brothers, alimentato da continue voci prima ottimistiche, poi pessimistiche sullo stato di salute della banca? Questo grafico non lascia affatto sereni. Ma Schaeuble ha detto di non essere preoccupato, quindi…




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