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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Le "pressioni" di Deutsche Bank su Fed e Bce

I mercati ieri hanno rimbalzato. Per MAURO BOTTARELLI c'entra qualcosa un report di Deutsche Bank che suonava come una chiara lista di richieste per le banche centrali

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Questa volta il gatto morto non solo è caduto dal dodicesimo piano, ma è anche atterrato su una pedana elastica da circo: boom! La Borsa di Milano, dopo giorni di crolli, ieri alle 3 del pomeriggio segnava un secco +4,40%, trainata dai titoli bancari tutti in spolvero. Nottetempo si è trovata la soluzione per le sofferenze? Il re-price dei titoli di Stato è stato fatto con spread a 0 sul Bund? No, è la solita storiella dei due ubriachi che si reggono l'un l'altro per arrivare in qualche modo a casa: basta una mezza notizia, vera o non vera non importa, basta che sia plausibile a livello di reazione pavloviana e per qualche giorno il mercato respira. Siamo alla disperazione più assoluta, le Borse sembrano condannati a morte che quando vedono passare le 5 del pomeriggio tirano un sospiro di sollievo e dicono: anche oggi è andata. 

Di fatto, il rimbalzo di ieri era già prezzato nel tardo pomeriggio di martedì, quando il Financial Times rendeva noto che Deutsche Bank era pronta a ricomprare sull'open market parte dei 50 miliardi del suo debito senior emesso, un chiaro segnale di abbondanza di liquidità che avrebbe dovuto calmare il mercato. Non a caso, nonostante i mercati asiatici ancora negativi, nel pre-market il colosso del credito tedesco saliva di oltre il 4%, salvo esplodere al via delle contrattazioni, superando il +15% e attestandosi, attorno a metà giornata, sul +13,5%. Buy the dips, compra i minimi, come insegna il mercato? In effetti, al netto di qualche decina di triliardi di esposizione ai derivati, il titolo di DB ai prezzi attuali è un affarone, ma non è questo ad aver guidato gli acquisti. In primo luogo sono state le ricoperture forzate delle posizioni short aperte nei giorni scorsi durante le turbolenze e in seconda battuta la rivelazione di una newsletter - guarda caso, tedesca - nelle quale si paventava l'ipotesi che la Bce potrebbe comprare titoli bancari all'interno del programma di Qe. Avete letto bene, titoli e non obbligazioni. 

E qui tocca fare un salto indietro di una settimana, visto che proprio il 3 febbraio nel mio articolo vi raccontavo come i i destini della crisi in atto, ovvero la possibilità di invertire la rotta o la discesa inevitabile verso una nuova recessione globale, passassero per il meeting che si terrà i prossimi 26 e 27 febbraio a Shanghai e che vedrà riuniti i ministri delle Finanze del G20 oltre ai banchieri centrali. Ecco cosa scrivevo: «Io ho un timore. Ovvero che con l'approssimarsi di quell'appuntamento, se il mercato non vedrà chiari segnali verso interventi radicali, dovrà stimolarli con nuovi tonfi che obblighino tutti a guardare la realtà e a correggere le risposte messe finora in campo. Un rapido miglioramento nella condizione delle "4 C" appare difficile, quindi cosa potrebbero decidere i masters del mondo a Shanghai? Anzi, cosa vorrebbe il mercato da parte dei regolatori? Primo, una netta svalutazione una tantum dello yuan cinese. Secondo, l'annuncio da parte della Fed dell'apertura di swap lines o altre misure di sostegno del sistema finanziario per evitare un contagio diretto verso i mercati emergenti, dato che le mosse di Federal Reserve e ultimamente di Bank of Japan non hanno fatto che aumentare la crisi di liquidità in dollari per Paesi molto indebitati, operando di fatto una margin call sul biglietto verde. Terzo, un annuncio da parte del Tesoro statunitense di misure per ottenere la stabilità del dollaro, al fine di aiutare a uscire dalla spirale mortale in cui si trovano la manifattura Usa, i mercati emergenti e il petrolio. Quarto, Usa, Germania, Regno Unito e Francia prometteranno stimolo fiscale per aumentare gli investimenti pubblici, soprattutto in infrastrutture di alto livello e qualità».