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SPY FINANZA/ Gli "aiutini" europei per Deutsche Bank e co.

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Le dark pools europee (dove non viene mostrato il prezzo prima che il trade abbia avvio), infatti, hanno visto il trading crescere di valore del 45% nel 2015, stando al broker Investment Technology Group, mentre quelle tradizionali solo del 28%. E il trend vede le dark pools crescere molto più velocemente dello loro controparti "in chiaro", anche se l'Unione europea da anni lancia appunto minacce riguardo a piani per imporre restrizioni: a parole, infatti, le istituzioni europee sono preoccupate per il fatto che le Borse regolamentate diventino meno efficienti e la prezzatura dei titoli meno accurata se le dark pools ruberanno una quota di equity trading di una certa rilevanza. Il tutto, mentre negli Stati Uniti le autorità d vigilanza hanno già comminato multe salate a molte dark pools, tra cui Itg, per violazione delle normative sul trading. Ci sono poi i cosiddetti broker-crossing networks, ovvero piattaforme che fanno incontrare i trade tra clienti di varie banche. 

E l'Europa cosa fa? Rimanda il Mifid II di un anno. Il cosiddetto dark trading sulle piattaforme europee definitemultilateral-trading facilities o Mtf è cresciuto al 6,6% del mercato azionario europeo nel suo insieme nel 2015 dal 5,7% del 2014, stando a dati del Fidessa Group Plc. In base al Mifid II, ogni dark pool sarà in grado di gestire solo il 4% del trading totale su un singolo titolo, mentre il trading "oscuro" sarà ristretto all'8% del volume per ogni azione. Stando alle intenzioni, chi dovesse violare queste regole vedrebbe sospesa la propria attività di trading. Peccato che siano solo parole e che il tempo passi: cinque anni fa, le dark pools pesavano solo per il 2,7% del trading europeo, mentre lo scorso dicembre erano al 7,5%. Insomma, la loro quota del mercato cresce, le preoccupazione per chi ha coscienza dei rischi anche ma l'azione dell'Ue no, quella resta limitata alle parole. Anzi, si rinvia pure. 

Ed ecco cosa ha dichiarato al riguardo a Bloomberg, Anish Puaar, analista per il mercato europee alla Rosenblatt Securities: «È normale che non si sia registrata una decrescita del dark trading, nessuno cambia oggi per una norma che probabilmente non entrerà in vigore fino al 2018». E di cosa beneficerebbe Deutsche Bank da questa scelta dell'Ue? Beh, parecchio visto che, come denunciato dal settimanale tedesco Der Spiegel,  il colosso tedesco avrebbe incorporato nella piattaforma di trading Autobahn per gli scambi di valuta un software in grado di danneggiare i clienti e arricchire la banca. La piattaforma, infatti, sarebbe stata programmata in modo tale da ritardare gli ordini dei clienti e da rifiutarli, se il mercato avesse preso una direzione sfavorevole all'istituto tedesco. Oppure, in altri casi, sarebbero stati effettuati ordini a un tasso più basso rispetto a quello precedentemente visualizzato dai clienti. Ragazzi, i tedeschi sì che possono dare lezioni di trasparenza.