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SPY FINANZA/ Così l'Europa "mette all'angolo" Grecia e Portogallo

Pubblicazione:lunedì 15 febbraio 2016

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In questo contesto va poi a inserirsi la durissima protesta sociale contro le riforme che l’Europa impone al governo Tsipras, con gli agricoltori in prima linea, visto che oltre alle pensioni il governo si appresta ad aumentare la fiscalità del settore agricolo di oltre cinque volte, arrivando al 26%. Venerdì e sabato si sono riuniti in piazza Syntagma per protesta, paralizzando con i loro trattori molte arterie di comunicazione e scontrandosi con la polizia di fronte al ministero dell’Agricoltura. Senza contare che, da oltre due settimane, le associazioni degli agricoltori bloccano le autostrade e gli accessi verso la Bulgaria in segno di protesta. Ma il malcontento sembra pronto a dilagare e se anche fino al luglio prossimo non ci sono scadenze di rimborsi (la prima sarà di 3,5 miliardi, ovvero la solita partita di giro di soldi che partono da Bruxelles destinazione Atene per ritornare Bruxelles o Washington o nelle banche tedesche e francesi), i soldi in cassa per stipendi e pensioni sono sufficienti fino a giugno: la storia infinita della crisi ellenica è ormai una tragica farsa.

Ma non basta, perché come vi anticipavo, nel mirino insieme ad Atene è finita anche Lisbona e il suo governo di sinistra che si è rivoltato contro i diktat dell’austerity e, anzi, ha presentato una legge di stabilità molto sbilanciata sulla spesa e con blocco quasi totale delle privatizzazioni, soprattutto del trasporto pubblico, che quasi certamente verrà bocciata dalla Commissione Ue, a cui è stata presentata a fine gennaio. «Al Portogallo verrà caldamente consigliato di fare attenzione e di non turbare più i mercati creando l’impressione che qualcuno voglia lasciare il sentiero preso. Sarebbe pericoloso», ha avvertito il sempre simpaticissimo Wolfgang Schaeuble prima di entrare all’Eurogruppo giovedì scorso, mentre il presidente dello stesso, Jeroen Dijsselbloem, ha aggiunto che «il Portogallo ha bisogno di essere pronto, se necessario, a fare di più, per rimanere nell’ambito del Patto di stabilità e di crescita». Detto fatto, lo spread tra i titoli di stato lusitani a 10 anni e il Bund pari durata è volato a 388 punti base, con il tasso al 4,05%, ai massimi dal maggio 2014. Anche in questo caso, una storia già vista.

E cosa chiede l’Europa a Lisbona? Tagli ulteriori per portare il rapporto deficit/Pil al 2,2% dal 4,2% dell’anno precedente, come concordato con la Commissione, la quale lo scorso 5 febbraio ha bollato la nuova manovra di Lisbona come «a rischio di non conformità» con il Patto di stabilità. Questo nonostante il governo portoghese avesse accettato di rimetterci mano, aggiungendo tagli per 845 milioni di euro al fine di «salvaguardare la stabilità delle finanze pubbliche», come ha spiegato il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici. Il quale, però si è sentito anche in dover di sottolineare come non si trattasse di «una decisione politica ma oggettiva. La Commissione non guarda all’orientamento politico di un governo, bensì alle regole e questo è il messaggio che rivolge a tutti, a prescindere dal colore dell’esecutivo in carica».Excusatio non petita, accusatio manifesta.


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