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SPY FINANZA/ Così l'Europa "mette all'angolo" Grecia e Portogallo

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E come si può fare? Due modi: il primo è quello che noi italiani conosciamo benissimo, ovvero aumenti delle accise per alcolici, tabacco, carburanti, bollo auto e operazioni bancarie, oltre che un intervento una tantumsui fondi immobiliari. Il secondo è quello che potrebbe rivelarsi letale per Lisbona, riportando indietro le lancette dell’orologio al 2011: il Portogallo deve chiedere quel 2,2% che manca per far quadrare i bilanci ai mercati, i quali ovviamente chiedono un premio di rischio sempre maggiore in una spirale - anche meramente speculativa - autoalimentante. E, attenzione, parliamo di un Paese che i cosiddetti compiti a casa li ha fatti, perché ha quasi dimezzato il suo deficit da quando la Troika lo ha preso in cura.

E perché ho scomodato il 2011? Semplice, le banche tedesche stanno cominciando a volteggiare sopra il Portogallo e il suo debito come avvoltoi. Per noi si trattò di Deutsche Bank, nel caso di Lisbona invece è Commerzbank, gigante del credito salvato dal fallimento con 10 miliardi di euro. Ecco cosa scriveva in un report di metà gennaio: «Evidentemente il nuovo governo non si affida alla deregulation e alle privatizzazioni per ravvivare l’economia, preferisce tornare alle politiche espansive e all’intervento dello Stato in economia». E attenzione, perché report di questo tenore sono di fatto dei messaggi in codice per le agenzie di rating: ovvero, downgrade e revisione dell’otulook. Ed ecco che l’interventismo tedesco va a unirsi con le dinamiche del debito lusitano di questi ultimi giorni: l’unica agenzia di rating che ancora garantisce l’investment grade ai bond lusitani è la canadese Dbrs, la quale però deve porre in revisione il rating di Lisbona il prossimo aprile. Se anche Dbrs svalutasse il rating portoghese, il Portogallo corre un rischio letale: la Bce, infatti, non potrebbe più acquistare i bond lusitani all’interno del programma di Qe e quindi gli stessi dovranno essere venduti sull’open market, con conseguenti richieste proibitive riguardo gli interessi.

E sembra quasi che Commerzbank stia scommettendo su questo, visto che sempre nel report scriveva che «il nuovo governo non chiederà un nuovo pacchetto di salvataggio, proverà a scongiurare questo rischio prendendo una direzione più moderata verso la politica economica. Ciò provocherà la rivolta nella coalizione di sinistra, portando il governo in minoranza e a nuove elezioni». Qualcuno, molto in alto e ben informato, sta già posizionandosi short sul Portogallo, il suo debito e le sue banche, magari coprendosi contemporaneamente con i credit default swaps?

Vecchi vizi che i tedeschi proprio non riescono a perdere, forti della loro presunta onnipotenza economica. La quale è reale, visto che nel 2015 il surplus federale è stato di qualcosa come 13,5 miliardi di dollari, ma che potrebbe anche finire prima del previsto. Stando un report di un dipartimento del ministero delle Finanze, quello guidato dall’inflessibile Schauble, che verrà pubblicato questa settimana, infatti, c’è il rischio che l’invecchiamento della popolazione e il tasso di natalità molto basso possano creare problemi di sostenibilità alla ratio debito/Pil. Senza azioni drastiche, quel rapporto raggiungerebbe il 220% entro il 2060, un pochino fuori range dal 60% imposto da Maastricht. Per il report, la spesa pubblica dovrà essere limitata ogni anno dei prossimi cinque da un cap fisso al 5,8%, altrimenti lo scenario più pessimistico vedrebbe la Germania costretta a tagli per 26 miliardi di dollari l’anno.

Staremo a vedere, nel frattempo non resta che constatare come questa Europa sia tutto tranne che unita. 

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