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Economia e Finanza

SPILLO/ Qualche domanda sulla riforma delle Bcc e lo "schema Rossi"

Nicola Rossi ha spiegato com'è nata la norma finale sulla way-out delle Bcc. Ma non convince del tutto: soprattutto sul meccanimso di scorporo coop-Spa. Di GIANNI CREDIT

Pier Carlo Padoan (Infophoto)Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Il professor Nicola Rossi è un economista stimato e un autorevole ex senatore del Pd: per questo è una voce che IlSussidiario.net interpella sui grandi temi di politica economica. In un colloquio con il Corriere della Sera, ieri mattina, Rossi ha rivelato alcuni dettagli sul varo della riforma del Credito cooperativo, che sta arroventando il dibattito politico-finanziario.

Al centro del crescendo polemico c'è una previsione controversa - in un decreto peraltro firmato solo ieri sera dalla Presidenza della Repubblica - a favore della way-out per le Bcc che desiderino derogare all'ingresso standard nel nuovo Gruppo Cooperativo Italiano messo in cantiere dalla riforma. Nel merito: il decreto assicurerebbe alle Bcc con patrimonio superiore ai 200 milioni una corsia d'uscita (trasformazione in Popolare o in Spa) al costo fiscale forfetario del 20%. E questo avverrebbe senza sottrazione piena della riserve patrimoniali ordinariamente prevista dalla legge per tutte le cooperative che decidono di abbandonare forma societaria e movimento coop.

Ancora nel merito, una delle Bcc che hanno subito confermato un orientamento già noto alla way-out è quella di Cambiano, in provincia di Firenze. Il presidente è Paolo Regini, storico supporter del premier Matteo Renzi, ex sindaco di Castelfiorentino (la moglie Laura Cantini è oggi senatrice Pd). Nella filiale di Firenze della Bcc di Cambiano lavora Marco Lotti, padre di Luca, attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. La Bcc di Cambiano fa parte del gruppo Cabel: una pattuglia di Bcc toscane storicamente esterne alla Federcasse e date invece, ultimamente, per vicine a Renzi.

Rossi ha raccontato al Corriere tre cose. La prima è di "aver studiato" il problema way-out "per conto della Bcc di Cambiano e della Cassa Padana", quest'ultima una Bcc in provincia di Brescia. La seconda è di aver individuato una "soluzione semplice" per consentire a una Bcc di trasformarsi senza perdere la totalità delle riserve: lo "schema Rossi" permette a una Bcc di scorporare l'azienda bancaria in una nuova Spa. In questo modo "il patrimonio resterebbe in capo alla Bcc-madre e quindi non si violerebbe il vincolo costituzionale che ne prevede l'indivisibilità in nome della continuità generazionale. La nuova banca, controllata al 100% dalla Bcc-madre potrebbe operare in proprio in virtù dei mezzi propri rappresentati dal patrimonio a monte". Il terzo elemento riferito dall'articolo è che "il lavoro di Rossi è stato accolto nella forma e nella sostanza da Palazzo Chigi ed è diventato la norma aggiuntiva che Matteo Renzi ha introdotto nel vecchio testo appena prima del Consiglio dei ministri" che mercoledì sera ha varato la riforma.

Sul primo punto non sembrano esservi specifici commenti a margine. Il secondo punto solleva invece perplessità di merito. Lo scorporo dell'azienda bancaria da una cooperativa (che rimarrebbe in funzione di holding a controllo totalitario) è stato escluso dalla riforma delle Popolari varata un anno fa dal governo: un provvedimento di cui la riforma delle Bcc è in qualche modo seguito "gemello". La way-out dello scorporo è stata preclusa alle Popolari, chiaramente, per evitare elusioni della sostanza della riforma (esattamente come il senso ultimo della riforma Bcc è il consolidamento in un gruppo unico e lo sfoltimento dei "piccoli banchieri", secondo un obiettivo esplicitato dallo stesso Renzi). Ma non solo: lo schema di proprietà-governance duale era già stato adottato dalla Popolare di Spoleto (con la cooperativa nel ruolo di azionista di controllo di una Spa bancaria e Mps come partner di minoranza) e ha condotto a esiti disastrosi.


COMMENTI
16/02/2016 - Stop a decreto ad aziendam € da 200 a 300 milioni (Carlo Cerofolini)

Per evitare riforme ad aziendam e tagliare così la testa al decreto renziano, non è che basterebbe alzare a da 200 milioni a 300 milioni il capitale che le Bcc devono avere per trasformarsi in Spa, azzerando così ogni discussione di costituzionalità o altro?