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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ L'Ue "aiuta" le banche (ma non in Italia)

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

C'è infatti un'altra Europa, un'Europa da tempo bollata come fascista a causa delle scelte del suo esecutivo e, soprattutto, del suo primo ministro, quel Viktor Orban dipinto come il male assoluto fin dalla sua elezione. Bene, prima di raccontarvi cos'è successo lo scorso 10 febbraio, occorre mettere in prospettiva le cose. Il braccio di ferro più duro tra Ungheria e Ue è quello riguardante la libertà di informazione, ma soprattutto la riforma della Banca centrale, di fatto rinazionalizzata con poteri ipertrofici - a detta di Bruxelles - del premier rispetto al governatore e al board. Due anni di accuse e veti incrociati, fino a quando nella primavera dello scorso anno una versione più edulcorata della riforma riuscì ad ammansire Barroso e a far abbassare i toni tra le autorità in campo. 

Nel frattempo, però, cos'è successo? Il nazionalismo esasperato di Orban, dopo un ciclo politico dichiaratamente liberista, ha devastato l'economia? No e lo certificano le parole di un protagonista. «Siamo stati molto criticati in Europa perché abbiamo dovuto fare riforme radicali per cambiare il Paese. Ma i risultati che abbiamo raggiunto ci danno ragione: nel 2010 stavamo peggio della Grecia oggi la crescita è solida con il Pil in aumento del 3%, la disoccupazione dimezzata al 6,5%, il deficit sotto controllo», ha dichiarato a Il Sole 24 Ore Peter Szijjarto, ministro ungherese degli Esteri e del Commercio estero. «E siamo sempre più aperti verso i mercati internazionali: le nostre esportazioni valgono il 91% del Pil, abbiamo raggiunto uno stock di investimenti dall'estero superiore a 80 miliardi di dollari», ha concluso. Inoltre, nelle turbolenze che hanno coinvolto i Paesi emergenti negli ultimi mesi, il fiorino ha tenuto bene, meglio dello zloty polacco, ai margini dell'euro, mentre proprio la Banca centrale al centro delle dispute è impegnata a ridurre la vulnerabilità di un'economia che ha un debito verso l'estero pari al 116% del Pil. 

Insomma, diciamo che non siamo di fronte a un'apocalisse. Quindi, per l'ennesima volta, la Commissione Ue ha gridato "al lupo, al lupo" solo in ossequio al politically correct più verminoso: in Ungheria non c'è affatto il fascismo. E a dimostrarlo c'è proprio quanto accaduto lo scorso 10 febbraio: cosa è successo? Un qualcosa che i grandi giornali non vi hanno raccontato e il perché è presto detto: mentre l'Italia è alle prese con le conseguenze del bail-in ed è costretta dall'Ue a una versione annacquata e inefficace della bad bank per risolvere il nodo delle sofferenze bancarie (200 miliardi con fantasiosi accantonamenti che dovrebbero portarli a 80), la Banca centrale ungherese comincerà a comprare proprio i non performing loans commerciali dalle proprie banche al fine di aumentare il credito, il tutto con il via libera proprio dell'Ue. Il Mark, ovvero l'asset manager della Banca centrale, condurrà l'operazione a prezzo di mercato per i prossimi 15 mesi e il programma è finalizzato ha implementare la fornitura di credito a imprese e famiglie proprio in vista del rallentamento economico atteso nei prossimi mesi per le condizioni macro a livello globale. L'asset manager, che darà il via alle operazioni con un capitale iniziale di 300 miliardi di fiorini (circa 1,1 miliardi di dollari), gestirà e venderà gli assets relativi a real estate commerciale per un periodo superiore ai dieci anni.