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FINANZA E POLITICA/ Ecco la manovra aggiuntiva in arrivo per l'Italia

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Pier Carlo Padoan (Infophoto)  Pier Carlo Padoan (Infophoto)

«L’Italia avrà bisogno di una manovra aggiuntiva da 5 miliardi di euro anche nell’ipotesi sia pure improbabile che l’Europa ci conceda ulteriori margini di flessibilità». Ad affermarlo è il professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie. Oggi e domani si terrà il Consiglio europeo, e il principale obiettivo del governo Renzi è quello di portare a casa dei risultati concreti in termini di flessibilità. Un obiettivo più difficile dopo che la performance del Pil italiano nel 2015 è stata del +0,7% anziché del +0,9% come era stato previsto dal governo. Anche perché alla fine di dicembre 2015 il debito pubblico italiano si è attestato a 2.169,9 miliardi, crescendo di 33,8 miliardi rispetto alla fine del 2014, quando era pari a 2.136 miliardi.

 

Come si presenta il governo Renzi all’appuntamento del Consiglio europeo?

Il primo problema è quello di riuscire a ottenere nuovi margini di flessibilità calcolati sulla base del tasso di crescita del Pil dello 0,9%, che invece è risultato dello 0,7%. Con il Pil al +0,9% non ci volevano dare lo 0,2% di flessibilità perché c’era una controversia che riguardava in parte gli immigrati e in parte gli investimenti che non sono stati fatti. Il nostro rapporto deficit/Pil avrebbe dovuto essere pari all’1,8%, mentre l’Italia presenta ufficialmente un tasso del 2,4%. Questa flessibilità però non ci può essere concessa.

 

Il nostro premier riuscirà comunque a convincere l’Europa delle nostre esigenze?

Gli argomenti su cui si fonda la richiesta del governo Renzi sono fragili. Se non c’è un avanzo primario che si rispetti e un bilancio con un certo margine di riduzione del deficit, il debito non scende. Bruxelles intende quindi chiedere all’Italia un rapporto deficit/Pil del 2,2%. Anche perché l’unica effettiva riforma del governo Renzi è il contratto di lavoro a tutele crescenti, che non è poi una vera riforma perché i nuovi contratti sono semplicemente sovvenzionati con degli sgravi contributivi. L’unica novità è una maggiore flessibilità in uscita per la possibilità di licenziare per ragioni economiche.

 

Come è visto il Jobs Act a livello europeo?

Nella realtà questa norma è molto contestata a livello europeo, perché la vera riforma che ci chiede Bruxelles è il contratto decentrato basato sulla produttività. A livello europeo i contratti nazionali di settore sono stati superati, come documentano le regole adottate in Germania, Spagna e Regno Unito. Il tasso di crescita nel frattempo è stato dello 0,2% inferiore alle previsioni, e ciò ha determinato un peggioramento degli stessi dati di bilancio. Le entrate tendono a essere inferiori rispetto al previsto, mentre le spese sono quelle stabilite se non ancora maggiori.

 

A questo punto sarà necessaria una manovra aggiuntiva?

Sì, ritengo che sarà necessaria una manovra aggiuntiva dello 0,3-0,4% del Pil, pari in totale a 5 miliardi di euro. La manovra aggiuntiva dovrebbe essere comunque necessaria in relazione al peggioramento del bilancio. A ciò si aggiunge il fatto che i nostri conti non convincono Bruxelles.

 

Perché?


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