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Economia e Finanza

SPILLO/ La "bolla" di Twitter, Linkedin e co.

Grandi nomi noti della rete, imprese che dovrebbero rappresentare il futuro del mercato, spiega SERGIO LUCIANO, in realtà si sgonfiano col tempo come vere e proprie bolle

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Ma che succede ai big del web? Tolto Google, che va bene, e sospendendo il giudizio su Facebook, il resto fa paura. Yahoo va male; Twitter malissimo; Linkedin vacilla; Amazon è un gigante mondiale ma guadagna pochissimo: per fare 600 milioni di dollari di utile deve fatturare 100 miliardi (quindi guadagna la miseria dello 0,6%!) e inventarsi mestieri vecchi più del mondo come le consegne a domicilio della spesa alimentare per far finta di innovare; Netflix, che a sentire i cantori del web dovrebbe terrorizzare i network televisivi tradizionali di tutto il mondo, rende l’1,4%. Roba che a Murdoch o allo stesso Berlusconi gli fa il solletico. Se non è un’altra bolla, anzi superbolla, del web, cos’è?

È soltanto il trionfo dello “storytelling” di un’era digitale che sta concentrando la ricchezza in un numero sempre più ristretto di mani, e lo sta facendo al prezzo altissimo di distruggerla a carico di un esercito di persone che i business digital “disruptive” tentano di mandare fuori mercato, dai tassisti agli interpreti, dai giornalisti ai librai. In parte riuscendoci, in parte anche no. Uno “storytelling” che millanta credito, dice cioè che le aziende web che oggi non rendono domani renderanno oro perché acquisiranno tutti noi come clienti spendenti, e che quindi è giusto investirci, e così il rapporto tra i prezzi borsistici di queste discutibili “stelle digitali” e gli utili che producono - se e quando li producono! - diventa insostenibile.

Due anni fa il price-earnings (appunto il rapporto prezzo-utile) di Amazon e Netflix era di 683 volte per la prima e 198 volte per la seconda. Una follia totale. Lo stesso rapporto per Google è di circa 30 volte; per Microsoft o Apple - due aziende digitali ma anche in parte manifatturiere - viaggia sulle 20 volte: dimensioni “normali”, rassicuranti.

Il comun denominatore delle strategie delle digital-chips drogate da quest’attesa messianica dei loro utili sempre futuri è che tutte si descrivono come “grande sorelle” totalizzanti per la vita dei loro utenti, come se gli ultimi vent’anni di cronache digitali non avessero già ampiamente dimostrato che nessun big di Internet - salvo Google - è riuscito finora a diventare “fornitore totale” dei suoi utenti. Chi va su Facebook a socializzare con i suoi amici non è detto che vi resti per cercare voli o mozzarelle da comprare, o per vedersi film o ascoltarvi musica; e chi vede film su Netflix non si capisce perché dovrebbe utilizzare la stessa piattaforma per telefonare; chi compra orologi su Amazon non è chiaro quando e come decida di usarla anche per telefonare e via discorrendo. Non ha mai funzionato, non funzionerà. E intanto i prezzi di Borsa salgono, salgono, si gonfiano, si gonfiano, e illudono.