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SPY FINANZA/ I numeri da brividi degli Usa

Pubblicazione:martedì 2 febbraio 2016

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E non pensiate che la cosa riguardi solo e soltanto gli Usa, perché se ci fate caso giovedì scorso - quando è uscito il dato sui beni durevoli - in Borsa si sono schiantati i titoli sia di Fca che di Ferrari: vuoi vedere che la mitica ripresa industriale italiana è trainata praticamente dai soli stabilimenti Fca, i quali lavorano per l'export? E se viene a mancare l'export? Ti saluto JobsAct. E attenzione, perché sempre negli Usa la scorsa settimana le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione sono arrivate a quota 285mila, il picco del ciclo di nuovi massimi e al livello del marzo 2014: ecco perché la Fed, oltre a non alzare i tassi di nuovo, ha finalmente ammesso che sul finire del 2015 l'economia Usa aveva in effetti rallentato. Un trend del genere parla chiaro. 

Gli ottimisti, però, fanno notare che i consumi interni, oltre due terzi del Pil, sono tuttavia riusciti ad agire ancora da salvagente della ripresa e a crescere del 2,2% nel trimestre scorso, anche se il loro andamento è stato inferiore rispetto al 3,2% dei tre mesi immediatamente precedenti, mentre per l'intero anno passato hanno marciato al passo del 3,1%, il migliore in un decennio. Altra balla colossale, buona giusto per Il Sole24Ore. Cosa ha reso possibile infatti quel dato così forte sulle spese per consumi personali? Ce lo dice chiaramente il grafico a fondo pagina, dal quale desumiamo come le spese obbligatorie per la sanità legate al programma Obamacare, che la Corte Suprema Usa ha definito in tutto e per tutto tasse, hanno pesato per un quarto della crescita delle spese per consumi personali. E la seconda voce? Beni ricreativi e automobili, le stesse automobili che adesso cominciano a restare nelle piazzole dei rivenditori, nonostante il credito al consumo a livelli folli. Altro picco della bolla, che ora non può che esplodere o comunque sgonfiarsi. Insomma, dopo il Nobel per la pace, Obama merita quello per la fisica economica, visto che è riuscito a trasformare una tassa in una fonte di progresso economico. 

Ma c'è dell'altro, perché sempre giovedì scorso, il gruppo Caterpillar - leader mondiale per escavatori e altri macchinari pesanti, quindi un ottimo indicatore dell'attività economica reale - è riuscito a bruciare ogni record negativo a livello di vendite nel mondo. Per quanto riguarda il mercato Usa, CAT ha segnato in dicembre un bel -10% su base annua dopo il -5% di novembre, ma anche nel resto del pianeta non c'è proprio da lamentarsi, visto che si passa da -21% dell'Asia (principalmente la Cina) a -36% dell'America Latina, trascinata nel gorgo dalla recessione brasiliana fino al -12% di Africa e Medio Oriente. Mettendo il caso in prospettiva, siamo al quarto anno di cali consecutivi. Insomma, depressione manifatturiera conclamata: CAT ha patito cali su base annua nelle vendite al dettaglio negli ultimi 37 mesi consecutivi contro i "soli" 19 durante la crisi finanziaria. Insomma, magari gli Usa non sono in recessione ma sicuramente qualche domandina sullo stato di salute della manifattura mondiale è d'obbligo. 

E non fatevi abbindolare da chi vi ricorda che il comparto manifatturiero pesi soltanto per il 12% dell'output economico del Paese, perché un collasso della manifattura ha un certo peso per quanto riguarda il mercato azionario, visto che pesa per il 68% degli utili sull'indice Standard&Poor's 500. Sarà per questo quadro ben poco idilliaco che mercoledì scorso la Fed ha lasciato i tassi di interesse invariati e mantenuto aperta la possibilità di nuove strette di politica monetaria, ma, in risposta alle incertezze contingenti, ha anche espresso una rinnovata cautela sull'outlook, affermando di prestare attenzione agli sviluppi economici e di mercato globali. 

 


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