BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPY FINANZA/ I numeri da brividi degli Usa

InfophotoInfophoto

La frenata della Cina e il crollo delle materie prime, a cominciare dal petrolio, hanno danneggiato il quadro economico internazionale e gli Stati Uniti hanno sofferto anche per l'impatto del rafforzamento del dollaro, sorretto proprio dalle prospettive di normalizzazione di politica monetaria. Insomma, la tempesta perfetta. Tanto più che alla panzana dell'accordo tra Arabia Saudita e Russia per un taglio della produzione petrolifera fino al 5%, venerdì ha risposto l'Iran, il quale ha detto che non è disponibile ad alcun taglio, che non parteciperà a meeting d'emergenza dell'Opec come quello atteso per febbraio e che non parlerà nemmeno di rallentamento dell'output fino a quando la produzione interna giornaliera non sarà cresciuta di 1,5 milioni di barili rispetto al suo livello attuale. 

Come mai Wall Street non si è inabissata venerdì? Semplice, economia che va male significa niente rialzo dei tassi e, magari, una limatina al ribasso. Quindi, denaro a costo zero per emettere debito col badile con cui finanziare altri buybacks azionari - i veri driver dei rallies di Wall Street - per abbassare il flottante, tenere alte le valutazioni ma, soprattutto, pagare dividendi ai clienti e bonus ai manager. E la Fed sa di non poter alzare, poiché come ci mostra l'ultimo grafico relativo alle aspettative inflazionistiche a 12 mesi calcolate dall'università del Michigan, oggi siamo allo stesso livello del settembre 2010, quando Ben Bernanke attivò il Qe2 dal meeting di Jackson Hole. 

E attenzione, perché cattive notizie potrebbero essere all'orizzonte per gli Usa e a portarle potrebbe essere proprio quel Trans-Pacific Partnership Agreement (Ttpa) tanto contestato ma che nella mente di Barack Obama dovrà garantire l'economia Usa e non solo prosperità e crescita negli anni a venire. Bene, un nuovo studio al riguardo, intitolato Trading Down: Unemployment, Inequality and Other Risks of the Trans-Pacific Partnership Agreement, smonta del tutto l'assioma. Dopo aver usato due set di figure per la crescita, misurazioni a 10 anni e medie annuali, i ricercatori hanno scoperto che il Tppa «sembra cambiare solo marginalmente la competitività tra le nazioni partecipanti e molti dei vantaggi saranno tutti alle spese di quelle non partecipanti». Di più, visto che a conti fatti dallo studio si desume che a livello di perdite di posti di lavoro, queste saranno circa 771mila unità in tutte le nazioni, di cui 448mila solo negli Stati Uniti! 

E quale sarà il risultato del Tppa a livello di dinamiche del mondo del lavoro? «Globalmente, il Tppa favorisce la competizione su costo del lavoro e remunerazione del capitale. In base alle scelte delle nazioni non partecipanti può accelerare la corsa verso il fondo, aumentando le pressioni ribassiste sui redditi da lavoro in cambio di guadagni commerciali ancora più elusivi». Insomma, un esercito di schiavi al servizio della finanza. Complimentoni al modello di ripresa e sviluppo statunitense. E a noi che lo adoriamo come un Dio pagano, non capendo che incarna invece l'anticristo del mercato.

 

© Riproduzione Riservata.