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SPILLO/ Se la Germania vuole "scindere" l'Europa di Draghi

La sede della Bce a Francoforte (Infophoto) La sede della Bce a Francoforte (Infophoto)

Contro di lui si levano i falchi tedeschi, contrari a tutto: al Quantitative easing dell'euro, alla flessibilità sui conti pubblici nazionali, all'assicurazione europea dei depositi, a una pausa anti-credit crunch nel rafforzamento dei bilanci bancari. Favorevoli . Schauble & C. - a un "ministro delle Finanze" europeo a patto che sia tedesco (o para-tedesco, o sedicente "tedesco" come forse l'ex premier italiano Mario Monti). A patto che tenga al loro posto le "teste calde" mediterranee (dalla Grecia all'Italia alla Spagna) e un presidente Bce "mediterraneo" ma più ancora "filo-Fed" come Draghi.

Il confronto è senza esclusione di colpi: e il caso Deutsche Bank (gemello di quello Volkwagen) dimostra come gli "irriducibili" di Berlino non siano affatto inattaccabili. E che quindi il cancelliere Angela Merkel, capo di una grande coalizione, qualche spazio di manovra lo mantenga, a un anno e mezzo dalle nuove elezioni politiche tedesche. Certamente anche Merkel non ha potuto non concedere ai suoi parlamentari lo sfogo di una mozione anti-Draghi. Per di più anche la supercancelliera non appare più intoccabile se sulla stampa anglosassone qualcuno le suggerisce una way-out di lusso come il segreteriato generale dell'Onu. È chiaro che quel qualcuno sta "avvertendo" frau Merkel di esere accondiscendente con il premier britannico Cameron. La Gran Bretagna minaccia Brexit, ma è pronta a restare agganciata all'Europa in cambio di un'ampia "flessibilità" di status alle banche della City.

Mps, Deutsche, Londra: banche, sempre e solo banche. La "questione bancaria" come metafora di un'Europa che si è persa. La "scissione" in Bce come proiezione di un'Europa che non sembra aver più bisogno di integrazioni, ma si rifugia dietro nuovi muri.

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