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RITRATTI/ Carlo Messina, il banchiere "di sistema" ha cambiato pelle

Carlo Messina (Infophoto) Carlo Messina (Infophoto)

Quest'alchimia virtuosa di Intesa le ha permesso di migliorare i risultati senza tagliare le erogazioni, anzi: nel solo 2015 sono stati concessi prestiti per 41 miliardi, i crediti saliranno a 47 miliardi nel 2016. Messina scommette - prudentemente - sulla tenuta del ritmo di crescita economica. Anche per proseguire nel buon trend di riduzione delle sofferenze, che nel 2016 caleranno di altri 5-6 miliardi, grazie alla Capital Light Bank, cioè in pratica alla bad-band che Intesa si è "fatta in casa". Ma poi, che razza di bad-bank? Messina è stato molto chiaro al riguardo: "Quando si parla di sofferenze, la campagna denigratoria in atto contro le banche parla sempre di sofferenze lorde", ha spiegato. "Ma è profondamente scorretto. Se io ho 40 miliardi di sofferenze lorde, ma nel tempo ho già accantonato 26 miliardi a conto economico, quello che rimane sono 14 miliardi di sofferenze nette. Ciò che conta sono solo gli importi netti. Noi abbiamo 30 miliardi di valori di immobili a garanzia a fronte di questi 14 miliardi. Dov'è quindi il problema?".

Già: non c'è. Ed è in questa tendenza a parlare chiaro, difendendo diritti e meriti della propria azienda, ma inquadrandoli anche in un'ottica nazionale, che Carlo Messina sta trovando anche la sua personale cifra da "banchiere di sistema", sistema-Paese s'intende. Una specie di presidente-ombra dell'Abi, perché le critiche che muove agli eccessi di certe regole europee, o le interpretazioni tendenziose di certi analisti, le muove da un pulpito credibile, quello di una banca grande che va bene.

Secondo lui, ad esempio, l'Italia potrebbe essere la grande sorpresa del 2016. Secondo Messina, ci sono tutte le condizioni perché il nostro Paese rompa con decisione la serie negativa che sin qui lo ha costretto «in una posizione che non merita». Ma a questo fine serve il supporto delle banche, tornate nel 2015 dopo anni a fare credito a famiglie e imprese. Per questo, dice Messina, «i prossimi stress test imposti agli istituti europei saranno un passaggio decisivo, soprattutto in tema di parametri per il confronto tra sistemi bancari». E anche in questo caso l'allusione è pesante: sarà bene che le autorità di vigilanza esaminino con più attenzione il peso dei derivati di cui sono ancora gonfi, per esempio, i portafogli delle banche tedesche e francesi. 

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