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DUE ANNI DI RENZI/ Il "buco nero" che può costarci caro

Pubblicazione:lunedì 22 febbraio 2016

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Mentre scade il secondo anno di governo, per Matteo Renzi cominciano i mesi più duri: la Legge di stabilità, il rischio che Bruxelles tiri le redini, l’economia che non va, una maggioranza incerta e divisa sulle unioni civili, le troppe trappole parlamentari, le lentezze istituzionali (la riforma del Senato non è ancora legge), la certezza che con la primavera cominceranno gli sbarchi di migranti e le tragedie in mare, fino ad arrivare alle elezioni municipali, un appuntamento davvero rischioso. Poi a ottobre il referendum sul quale Renzi si gioca la poltrona. E scusate se è poco.

Tutti ostacoli duri da superare, ma quello per ora insormontabile riguarda la crescita economica, troppo debole, al punto da poter concludere che si tratta di un obiettivo mancato. L’Ocse ha ridotto le previsioni all’1% (il governo stima ancora 1,6%), ma quel che più preoccupa è il passo del gambero: l’anno si è aperto in frenata, non con l’accelerazione sperata. Come mai, che cosa non ha funzionato?

Il segnale peggiore viene dalla produzione. L’industria non tira, le imprese non investono, c’è stato un rimbalzo per ricostituire le scorte prosciugate da sette anni di recessione, ma non c’è espansione. Alcuni settori vanno bene, sia chiaro, per esempio l’automobile e la farmaceutica, entrambi importanti per occupati (soprattutto l’auto) e valore aggiunto. Ma non si è ripresa l’edilizia che è da sempre e ovunque il volano fondamentale di ogni svolta congiunturale.

L’industria è stata liberata da un laccio come l’articolo 18, grazie al Jobs act, ma la maggiore libertà di licenziare non è la molla sperata. L’occupazione aumenta solo grazie agli incentivi che fra un anno verranno riassorbiti. E i posti di lavoro fissi hanno compensato la riduzione di quelli precari o flessibili, quindi il saldo è solo minimamente positivo. Lo ha detto anche la Banca d’Italia che francamente non può essere messa tra i gufi. È vero che Renzi se l’è presa con Ignazio Visco per la vicenda delle banchette del centro Italia (soprattutto la Etruria), ma via Nazionale ha promosso le finanziarie firmate Renzi e Padoan. Con due critiche: una all’abolizione delle imposte sulla prima casa e l’altra alla emarginazione della spending review. Due notazioni importanti, ma niente a che vedere con le bacchettate riservate in passato ad altre leggi finanziarie.

Bisogna concludere dunque che la spinta alla crescita attraverso la politica dell’offerta è fallita? Non del tutto. Diciamo piuttosto che è mancata una vera politica della domanda, quindi la manovra economica è monca, sbilanciata. Gli 80 euro potevano essere un buon inizio se poi fosse seguita una riduzione della pressione fiscale permanente, anche se prudente e pluriennale. Ma così non è stato. Meno imposte sul patrimonio non hanno lo stesso immediato impatto sui consumi di meno imposte sul reddito. E in ogni caso è entrata in gioco un’altra componente spesso sottovalutata: la paura.

Gli economisti parlano di comportamenti cautelativi da parte di consumatori e risparmiatori. In effetti sono scelte razionali, anche se alla lunga controproducenti. Razionali di fronte ai rischi esterni e a un debito pubblico che continua a salire suscitando il timore che prima o poi arriverà un’altra mazzata fiscale, magari un’imposta patrimoniale sia sulla ricchezza immobiliare che su quella finanziaria. Controproducenti perché alimentano il circolo vizioso della stagnazione.


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COMMENTI
22/02/2016 - possiamo parlare di più anch della demografia? (Emilio Colombo)

non sarebbe ora di considerare che abbiamo un problema demografico? il numero dei giovani è di per sè motore e spinta alla crescita (necessità) o no? si può concepire un popolo di anziani in cui galoppi l'economia ?.... a parte le motivazioni e i giudizi, ma non possiamo almeno mettere a tema l'argomento oltre che parlare di adozioni x poche migliaia di "coppie" omosessuali?

 
22/02/2016 - Niente di nuovo sotto il sole,a parte lo sguardo. (claudia mazzola)

Forse io vivo su un altro pianeta, oppure sono così sciocca da non capire nulla.Grande Italia e grandi i giovani!

 
22/02/2016 - Renzi ha fallito (Michele Ballarini)

Renzi non sa leggere le statistiche. Ascoltando economisti di stampo liberista, è convinto che le imprese possano espandersi, crescere e assumere all'infinito. Ma nessuna impresa, dovendo trattenere al lavoro un dipendente ultrasessantenne, assumerà. Le assunzioni dipendono dalla possibilità per le imprese di crescere, e la crescita/sviluppo, nel mondo occidentale, ha raggiunto il punto di saturazione, in un mercato penalizzato dal livello dei consumi troppo basso (un livello "cronico", causato dal passaggio all'euro, dal blocco dei rinnovi e degli aumenti salariali e dal lievitare, anno dopo anno, dei prezzi: la famosa pizza Margherita, passata da 5.000 lire a 5 euro, cioè quasi il doppio). L'unica via è favorire il ricambio generazionale. con buona pace dei neoschiavisti liberisti. Altrimenti: vecchi al lavoro e giovani sdraiati. Le elemosine renziane soono tecnicamente una "dispersione di risorse", che potrebbero essere indirizzate a potenziare il welfare previdenziale (quale pensione con la decontribuzione?). La UE, in questo contesto, è un ente peggio che inutile, pernicioso, capace solamente di disciplinare il diametro dei tubi, di stabilire il numero dei fori di aereazione negli appartamenti, di fissare astruse regole in materia di aiuti di Stato, ed è paurosamente assente in materie quali quella, ad esempio, dei migranti. Povera Italia, poveri giovani.