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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Brexit, un regalo per Francia e Germania

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Insomma, Cameron con le sue continue richieste di opt-out rappresenta solo una noia per un’Ue costretta a lottare tra enormi difficolta e chiusa tra l’incudine di una necessaria maggior integrazione degli Stati e il martello dell’erosione continua del supporto a favore proprio di quell’integrazione. Ricordate le parole che Nicolas Sarkozy riservò a David Cameron nel 2011, in piena crisi del debito sovrano? «Siamo stanchi delle tue continue critiche e del fatto che tu continui a dirci cosa dobbiamo fare. Dici che odi l’euro, che non lo adotterai mai e adesso vuoi interferire nelle nostre riunioni». Il Brexit è già nei fatti. D’altronde, Le Figaro, quotidiano della destra francese, titolò un suo articolo così: «Brexit? Un’opportunità per la l’Europa, la Francia e Parigi». Infatti, con il Regno Unito fuori dall’Ue, Francoforte e Parigi avranno sempre maggiori opportunità di competere e mettere in discussione il ruolo di Londra come principale centro finanziario continentale: non è un caso che sia Angela Merkel che Francois Hollande abbiano già minacciato le banche britanniche in caso di Brexit, facendo chiaramente capire che Francoforte e Parigi faranno di tutto per garantirsi lo status di hub finanziario a spese proprio di Londra.

E non è una minaccia generica, perché Germania e Francia hanno già pronto un piano al riguardo attraverso la forzatura delle proprie giurisdizioni sulle transazioni in euro che sono compiute a Londra. C’è un precedente in tal senso che i legislatori tedeschi hanno già studiato molto attentamente e si tratta di quanto fatto nel 2006 dagli Usa nei confronti della banche europee, proibendo loro transazioni in dollari con Cuba, nonostante queste ultime fossero perfettamente legali in Europa. Le banche tedesche, francesi e olandesi furono costrette a lasciare Cuba e pagare pesanti multe, l’alternativa alle quali era dover lasciare gli Stati Uniti: Francoforte e l’Ue possono imporre regole simili alle banche operanti a Londra, obbligandole ad accettare le limitazioni o a lasciare l’area euro. Alcuni alti diplomatici britannici come Sir Nigel Sheinwald, Sir John Grant e Sir Stephen Wall hanno già avvertito Cameron e il governo del rischio, dicendo chiaramente che Parigi e Francoforte non andranno certo per il sottile nel tentativo di scardinare la preminenza finanziaria londinese in caso di Brexit.

Ecco cosa c’è davvero in palio, nulla di cui si sia parlato apertamente venerdì a Bruxelles, ma qualcosa a cui ci si sta preparando da tempo in Germania e Francia. Qui, invece, parliamo di riforma delle Bcc. E, soprattutto, non si possono indire referendum su materie europee. Bella democrazia. 

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