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EURO E UE/ Così l'Italia può uscire dalla "trappola"

Ci sono diverse incognite sul futuro dell’Europa e l’Italia, spiega CARLO PELANDA, ha un’occasione per contare di più. Ma occorre un buon negoziato per ottenere i risultati migliori

Jean-Claude Juncker (Infophoto) Jean-Claude Juncker (Infophoto)

L’Ue si sta dividendo più nettamente in due aree: le nazioni partecipanti all’euro (19) e quelle che non aderiscono alla moneta unica, né mostrano l’intenzione di farlo nel futuro (9). L’Eurozona dovrà necessariamente compattarsi se vorrà sopravvivere. Non può esistere, infatti, una moneta unica senza un governo dell’economia (semi)confederale. Ma più l’area dell’euro si compatterà e più le nazioni intenzionate a mantenere la loro sovranità monetaria e di bilancio vorranno/dovranno staccarsi dai vincoli europei e instaurare con l’Ue una nuova relazione, probabilmente, simile ad accordi di libero scambio rafforzati dal mantenimento di alcune regole comuni che permettano la continuità dell’Ue stessa.

Ha iniziato il Regno Unito, spinto sia dal rifiuto diffuso di un’Ue germanocentrica e macchinosa, sia dall’interesse di dare mani più libere alla piazza finanziaria di Londra per facilitarne il ruolo di centro globale. Poi probabilmente seguiranno Danimarca, Polonia, Svezia, ecc. Un’Ue a diverse velocità non è un problema nuovo perché lo è già nei fatti. Sarà un problema, invece, formalizzare una partecipazione all’Ue che non implichi l’accettazione del Trattato di Maastricht (1992) che impegna le nazioni a un’unione sempre più stretta e ad adottare in prospettiva la moneta unica.

Ma, come visto nel caso britannico, ci sono soluzioni per una modifica della partecipazione all’Ue senza doverne uscire. Più difficile sarà trovare una formula di compattazione per l’Eurozona. La Germania vorrà che l’Italia resti nell’euro per evitare che, se uscisse, la concorrenza valutaria del suo sistema industriale la danneggi. Ma non vorrà concedere all’Italia stessa l’elasticità di bilancio e una garanzia mutualistica sul debito pubblico che permetterebbero all’Italia riforme di efficienza più incisive e un ritorno più rapido alla crescita.

L’Italia avrebbe, in teoria, un chiaro interesse a tornare in sovranità monetaria e ad associarsi all’Ue in forma meno vincolante, come il Regno Unito. Ma, in realtà, per motivi di mega-debito, l’uscita dall’euro provocherebbe un bagno di sangue e un indebolimento geopolitico troppo forte. Infatti, all’Italia conviene restare nell’Eurozona più compatta.