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FINANZA E POLITICA/ Renzi continua la "svendita" dell'Italia

Per CLAUDIO BORGHI AQUILINI, al netto di nove pagine di nulla, l’unico punto concreto del position paper è l’invocazione di quanto era stato proposto dalla Germania

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Il Governo italiano ha presentato un “position paper” di nove pagine contenente le proposte del nostro Paese per “riformare” l’Unione europea. Nel documento è contenuto un attacco al Fiscal compact, in quanto si sottolinea che “è necessario usare tutto lo spazio di bilancio in favore della crescita”. A ciò si aggiunge una polemica contro la Germania, che non rispetta i parametri europei sul surplus di bilancio, cioè sul rapporto tra esportazioni e importazioni. Nel “position paper” si afferma che “i surplus di bilancio hanno un impatto negativo sul funzionamento dell’eurozona. Servono politiche di investimenti. Le procedure per squilibri macroeconomici dovrebbero essere utilizzate in questi casi”. Ne abbiamo parlato con il professor Claudio Borghi Aquilini.

 

Professore, che cosa ne pensa del “position paper” del governo italiano?

È soltanto una presa in giro.

 

Perché?

Al netto di nove pagine di nulla, l’unico punto concreto è l’invocazione di quanto era stato proposto dalla Germania, vale a dire il ministro unico dell’Economia. È un modo per continuare sulla strada della svendita della sovranità italiana iniziata da Monti. Anche i 63 miliardi dei fondi Mef, portati via dal nostro bilancio per salvare le banche degli altri, erano stati chiesti dall’Italia pur essendo stato il più grande latrocinio nella storia della nostra Repubblica.

 

La storia si ripete?

Proprio come allora c’era Monti, adesso abbiamo il nostro venduto di turno al governo che chiede proprio quello che ci domandano di fare i nostri avversari, vale a dire un ministro delle finanze unico. Avremo così sicuramente un ministro tedesco che ci affosserà ancora di più.

 

Una condivisione delle decisioni vorrebbe dire anche una condivisione degli oneri?

Dal momento che ci sono degli interessi contrapposti, la condivisione degli oneri nasconde il fatto che qualcuno ci guadagna e qualcun altro ci perde. I Fondi salva-Stati, per esempio, sono sì una condivisione di oneri, ma sono utilizzati soltanto a beneficio dei Paesi creditori e l’Italia è esclusa da qualsiasi tipo di vantaggio.

 

Può fare un esempio?

Negli ultimi 15 anni, per il bilancio dell’Ue l’Italia ha pagato 73 miliardi in più di quanto ha ricevuto. Tra gli Stati che hanno ricevuto questi fondi c’è la Polonia. Quest’ultima non fa parte dell’eurozona, e quindi se non ricevesse i fondi Ue svaluterebbe la sua moneta, cioè lo Zloty. In questo modo le esportazioni polacche farebbero concorrenza alle industrie tedesche. Qualsiasi mutualizzazione in Europa è fatta quindi ai danni dell’Italia, in quanto quest’ultima non ha nessuna voce in capitolo. Con il ministro unico delle Finanze stiamo quindi dando un’arma in più ai nostri nemici.

 

Nel position paper si parla anche di archiviare il Fiscal compact. Come valuta questa proposta?


COMMENTI
24/02/2016 - Renzi svende l'Italia (delfini paolo)

Grazie a Claudio Borghi per l'interessantissimo e coraggioso articolo.

 
24/02/2016 - Abbiamo solo da imparare (Moeller Martin)

Così come in una economia compatibile con il nostro sistema occidentale non esistono ne sono ipotizzabili strumenti con i quali limitare le esportazioni di un paese concorrente (salvo che pensiate ad una legge che vieta di acquistare la terza BMW senza aver preso almeno un'Alfa), si può esortare qualcuno a fare meglio ma non certo peggio. Trovo poi inutile recriminare sui surplus di bilancio tedeschi, che comunque vengono puntualmente spesi in osservanza del fiscal compact o come quest'anno 'fatti sparire' mettendoli a riserva straordinaria (per i profughi 6+6 miliardi per gli anni 2015 e 2016, per la sicurezza 3 miliardi per il 2016 ecc. Dal saldo definitivo sembra ne abbia un'altra decina da 'spendere'). Personalmente li invidio per questo e non ho preclusioni verso alcun ministro delle finanze che sia capace di affliggere anche noi con il problema di spendere anziché di coprire i buchi di bilancio. Stendiamo poi un velo pietoso sulle richieste di ridistribuzione avanzate dall'autore. Ma davvero pensate che qualcuno possa mai essere disposto a pagare gli sperperi di chi si rifiuta di applicare le regole elementari della buona gestione così come specificate nel fiscal compact perfino dopo averle approvate?