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SPY FINANZA/ La "profezia" dell'Impero romano

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E, infatti, dal 90% degli albori, già sotto Marco Aurelio il quantitativo di argento scese al 75% per arrivare col tempo al minimo del 5% degli imperatori Gallieno e Claudio: alla fine, le monete erano quasi interamente in bronzo con all’interno un quantitativo minimo di metallo prezioso. Addirittura, attorno all’anno 350, il denario non aveva più valore, visto che aveva un tasso di cambio a 4.600.000 con il solidus aureo e addirittura di circa 9 milioni con l’aureus originale. Ora guardate il primo grafico a fondo pagina, relativo all’aumento del numero di dollari circolanti dal 1971 al 2009, ovvero da Nixon che abbandona la parità aurea ai nostri giorni: notate delle somiglianze?

Ovviamente gli effetti reali di questo debasement della moneta non furono immediati, ma cominciarono a erodere l’economia romana, visto che aumentare il numero di circolante di bassa qualità non fece aumentare la prosperità, ma, anzi, sottrasse benessere ai cittadini, visto che servivano più monete per pagare beni e servizi visto il loro valore minore in relazione alla quantità di argento contenuta. L’inflazione cominciò a salire nell’Impero e i primi che ci fecero i conti furono i soldati, una categoria molto importante e coccolata, tanto che attorno all’anno 210 Caracalla aumentò la loro paga del 50%, ma il secondo grafico ci mostra come quella spesa divenne sempre più insostenibile con il passare degli anni e l’abbassamento della percentuale di argento nel conio. Già all’epoca, il potere d’acquisto aveva la sua importanza. Attorno all’anno 265, quando in ogni denario era presente solo lo 0,5% di argento, i prezzi volarono alle stelle e aumentarono del 1000% in tutto l’Impero: solo i mercenari barbari venivano ancora pagati in oro, per il resto l’inflazione stava corrodendo il tessuto economico.

Cosa si fece? Ciò che a Roma si fa ancora oggi, si aumentarono le tasse nel tentativo di puntellare le casse dell’Impero, ma il combinato di tassazione alta, iperinflazione e moneta senza valore colpì mortalmente il commercio della Roma antica e paralizzò l’economia. Entro la fine del terzo secolo, i pochi commerci rimasti erano tutti su base locale e disciplinati dal baratto invece che da scambi regolamentati: non fu un caso che tra il 235 e il 285 ci furono più di 50 imperatori, molti dei quali furono assassinati.

Fu la caduta libera, tanto che l’Impero di divise in tre Stati separati, ma le continue guerre intestine indebolirono i confini e disintegrarono i network commerciali: pestilenze e invasioni barbariche fecero il resto, con l’Impero Romano d’Occidente che cessò di esistere nell’anno 476. Ma fu proprio la scelta monetaria sbagliata a porre le basi dello svilupparsi della crisi, tanto più che proprio a causa dell’iperinflazione dovuta alla svalutazione del denario la pressione fiscale, dall’epoca diocleziana in poi, andò incessantemente incrementando per poter sostenere i costi di mantenimento, sempre più elevati, di un esercito ormai quasi interamente formato da mercenari e di un apparato burocratico sviluppatosi a dismisura (al governo servivano sempre più controllori che combattessero l’evasione fiscale e applicassero le leggi in tutto l’Impero).

 


COMMENTI
24/02/2016 - fammi un altro esempio (Claudio Baleani)

L'Impero Romano non ha mai avuto 400 milioni di abitanti. C'è chi calcola 60 milioni, chi 40. La tesi della svalutazione è contraddittoria ed è sostenuta da studiosi di storia romana che di economia non capiscono nulla. Siccome la vera moneta era il valore intrinseco e non il valore facciale, la diminuzione del contenuto aureo o di argento nelle monete ha portato al loro deprezzamento. Non c'entra nulla la svalutazione per come la conosciamo oggi, semmai c'entra la rivalutazione dell'oro. Si arrivò persino a chiudere la zecca di Roma perché spacciava monete false, tanto era poco l'oro. Perché diminuirono il contenuto aureo? Per due motivi banali: prima che i cittadini si fossero accorti dell'imbroglio parecchie monete erano già state emesse e si poteva andare avanti per un po'; l'oro sparì dalla circolazione per la nota legge secondo cui la moneta cattiva scaccia quella buona. La tesi della crisi finanziaria per la caduta dell'Impero Romano è una falsa pista. I motivi furono molti, tra cui: i romani avevano conquistato il conquistabile e la guerra difensiva costa molto di più della guerra di conquista. A fronte di 120 mila soldati in servizio permanente attivo con Ottaviano si arrivò a 415 mila con Costantino. Per giunta il pagamento delle spese non poteva più farsi con assegnazione delle terre, già assegnate; i nemici impararono la politica e la guerra.