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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ I numeri che aiutano l'ascesa di Trump

Donald Trump (Infophoto)Donald Trump (Infophoto)

È contro questa America che la gente vuole votare ed è per questo che vota Trump, per quanto impresentabile e caricaturale sia. E anche le battutine di Obama sul fatto che non sarebbe affatto tranquillizzante che uno così avesse i codici della valigetta nucleare non fanno presa sulla gente: gli americani sono in crisi dal 2008, una crisi durissima che ha visto salvare banche e manager e gettato sulla strada onesti lavoratori, un’America che è già oggi di nuovo in recessione e che non sa come uscirne, visto che la politica ultra-keynesiana dei tassi a zero perenni della Fed l’ha infilata nel più classico e letale dei cul de sac. La questione è solo questa, le primarie statunitensi e la campagna elettorale si limitano a questo: combattere lo status quo, politico ed economico, senza più compromessi.

Intendiamoci, Keynes in teoria aveva anche ragione, la sua logica era corretta: a suo modo di vedere, infatti, affinché la spesa a deficit fosse efficace serviva che quanto ottenuto dall’investimento finanziato a debito offrisse un return maggiore del debito stesso contratto inizialmente. Il problema negli Usa di oggi è che la spesa governativa si è discostata da un investimento produttivo che crea occupazione, vedi le infrastrutture e lo sviluppo, a servizio primario di debito e welfare, ovvero investimenti che garantiscono con certezza un return negativo per le casse pubbliche.

Stando al Center On Budget & Policy Priorities e come ci mostra il grafico a fondo pagina, oggi circa il 75% di ogni dollaro proveniente da tassazione finisce in spesa non produttiva. Non è una società di libero mercato, è l’Unione Sovietica con i McDonalds e i Wal-Mart. È questo il vero kicker politico di queste elezioni, anche se declinato ed espresso nel linguaggio rozzo di Donald Trump. Nel 2014 il governo federale ha speso 3,5 triliardi di dollari, circa il 20% dell’intero Pil nazionale. Bene, di questa cifra totale, 3,15 triliardi sono stati finanziati da introiti fiscali e 485 miliardi attraverso il debito. In altre parole, c’è voluto quasi l’intero introito fiscale ottenuto dal governo solo per coprire le spese di welfare sociale e di servizio del debito: in ambito finanziario, quando prendi a prestito denaro da altri per pagare ciò che altrimenti non potresti permetterti si chiama Schema Ponzi, ovvero una truffa che ti porta in galera. Bene, il governo Usa è un truffatore legalizzato da triliardi.

Il debito, infatti, se utilizzato per investimenti produttivi può essere una soluzione per stimolare la crescita economica nel breve termine, ma negli Usa degli ultimi anni questo stesso debito è stato sperperato per incrementare i programmi di welfare sociale - vedi il programma sanitario Obamacare - e servizio del debito. E, attenzione, perché non solo questo tipo di investimenti non sono produttivi e anzi portano returnnegativi, ma le spese obbligatorie del programma sanitario tanto voluto da Obama sono una delle ragioni dell’aumento dell’inflazione reale, insieme agli affitti, visto che in America comprare casa è sempre più difficile, i mutui non vengono erogati facilmente o richiesti volentieri e la ratio reddito/pigione è sempre più fuori controllo in molte aree urbane, tra cui New York e San Francisco. Inoltre, più ampio diventa il bilancio del debito, più si tramuta in qualcosa di economicamente distruttivo, visto che sposta un ammontare sempre maggiore di dollari federali da investimenti produttivi a servizio del debito sempre più insostenibile.