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SPY FINANZA/ I numeri che aiutano l'ascesa di Trump

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Donald Trump (Infophoto)  Donald Trump (Infophoto)

Insomma, crescita del debito e crescita economica sono inconciliabili. A partire dal 1980, l’aumento generale del debito ha toccato livelli tali da portarlo a superare l’intera crescita economica, il cui tasso oggi è ai livelli minimi da quando viene tracciato il dato: il debito, invece, continua a crescere senza sosta. Di fatto, una lenta asfissia. Attualmente negli Usa ci vogliono 3,71 dollari di debito per creare 1 dollaro di crescita: stiamo parlando dell’America, non del Venezuela di Chavez e Maduro! Infatti, il deficit economico non è mai stato così ampio. Tra il 1952 e il 1982, il surplus economico ha garantito una dinamo alla crescita economica che ha viaggiato a un tasso medio dell’8%, oggi invece abbiamo crescita che arriva a malapena al 2% e il deficit, di conseguenza, si è ampliato a dismisura. Ma il problema dell’America non è solo il debito federale, è tutto il debito.

Quando parliamo dell’americano medio, infatti, parliamo di qualcuno che è responsabile e fattore attivo per i due terzi della crescita attraverso le spese per consumi personali, ma anche di qualcuno ha utilizzato e utilizza il debito per sostenere uno stile di vita che è ben oltre le sue possibilità e che non è affatto in linea con la sua capacità reddituale. Ma questa è la società dei consumi e se si rompe questo circolo vizioso, il castello di sabbia crolla, visto che i consumi pesano per il 70% del Pil statunitense. Fino a oggi questo schema è funzionato perché la capacità di utilizzare l’effetto leva sull’indebitamento era un’opzione, resa possibile ad esempio dall’uso eccessivo e spericolato di carte di debito e credito e di credito al consumo. Ora, però, il debito ha raggiunto un livello tale per cui il costo del suo servizio erode la capacità di consumare a ritmi tali da poter sostenere la crescita economica: lo Schema Ponzi sta per venire giù.

Insomma, la crescita economica Usa è minacciata dal debito sia dello Stato che dei cittadini, i quali hanno seguito la via federale di spingersi sempre di più in una politica di spesa a deficit. E quale è stato il crocevia, il turning point? Il 1980. Tra il 1950 e il 1980, infatti, l’economia Usa è cresciuta a un tasso annuo del 7,70%, un risultato che si accompagnava a una ratio di debito totale su Pil di meno del 150%: addirittura, in quel lasso di tempo la crescita economica restò in trend di crescita fisso, passando da un minimo del 5% a un massimo di quasi il 15%.

Due furono le ragioni di quel successo. Primo, basso livello di indebitamento che permettevano una crescita del risparmio personale, il quale rimanendo robusto poteva andare a finanziare investimenti produttivi nell’economia reale. Secondo, l’economia Usa rimase focalizzate e incentrata essenzialmente su produzioni primarie e manifattura, settori che hanno un enorme effetto di moltiplicazione del Pil. Il tutto, in un contesto che vide i tassi di interesse continuare a crescere fino al picco raggiunto durante l’espansione economica degli anni Ottanta.

E dopo quel periodo, cos’ è accaduto? È accaduto che da 35 anni a questa parte la crescita economica Usa è continuata a calare insieme alla produttività e questo ha costretto gli americani a combattere per mantenere uno stile di vita che non possono permettersi. Con le dinamiche di crescita salariale stagnanti se non in calo, i consumatori sono stati obbligati a ripiegare sul credito per colmare il gap reddituale che non gli consentiva il mantenimento del proprio standard di vita. Ma la Scuola Austriaca ci insegna che più si opera a leva sull’indebitamento, più dollari sono tolti alle spese per consumo personale (driver primario di crescita e Pil) per essere messi al servizio del debito contratto e in continua espansione.

Non so se chi vota Donald Trump ha in mente tutto questo, ma so che sa leggere lo statino di fine mese, le bollette, il saldo del conto corrente e lo scontrino del supermarket: e ha deciso di dire basta all’America del debito senza fine plasticamente rappresentata da Obama e soci. Forse lo slogan Make America great againsignifica in parte anche questo, non solo flettere i muscoli e alzare muri. 



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