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SPY FINANZA/ I numeri che aiutano l'ascesa di Trump

Pubblicazione:giovedì 25 febbraio 2016

Donald Trump (Infophoto) Donald Trump (Infophoto)

E adesso chi ferma più Donald Trump? Il tycoon martedì ha inanellato la sua terza vittoria alle primarie, questa volta in Nevada, dove ha raccolto il 46% dei consensi e ha messo una seria ipoteca sulla candidatura finale per il voto presidenziale del prossimo novembre: «Possiamo vincere la nomination in meno di due mesi», ha proclamato il miliardario newyorchese davanti ai suoi sostenitori. Doveva essere un fuoco di paglia, un fenomeno da baraccone, il candidato-stereotipo che non sarebbe sopravvissuto al primo voto e invece la marcia di Trump continua, puntando adesso diritto verso il Super-Tuesday del 1 marzo prossimo, quando voteranno ben 12 Stati e verranno assegnati quasi un terzo dei delegati. Insomma, la prossima settimana il Grand Old Party potrebbe avere il suo candidato presidente contro ogni pronostico.

Fondamentale per togliere dal piatto ogni discussione sarà il Texas, dove è favorito Ted Cruz, essendo un senatore di quello Stato, ma il voto in Nevada ci ha dimostrato come i pronostici della vigilia in queste primarie siano fatti per essere smentiti. Il favorito era infatti Marco Rubio, che in Nevada ha vissuto la sua adolescenza e che essendo figlio di cubani poteva raccogliere ampi consensi tra la numerosa comunità ispanica: invece Rubio si è fermato al 24%. Trump è riuscito a conquistare una larga parte di questi elettori, gli stessi che formalmente non dovrebbero amarlo troppo, visto che ha definito agli immigrati messicani “ladri e stupratori”.

Qual è il segreto di Teflon Trump, così ribattezzato perché resistente a ogni urto? È anti-sistema allo stato puro, ritiene Washington e la politica che lì viene espressa un cancro che sta uccidendo l’America e il libero mercato, vuole sicurezza e infatti chiede muri con il Messico e dice no alla chiusura di Guantanamo appena annunciata da Obama, maledice le tasse troppo alte e si definisce affascinato dalla gente poco istruita, è miliardario ma parla come un camionista che si può incontrare al bancone di uno delle migliaia di tavole calde presenti sulle highway statunitensi. Populismo? Certo, a piene mani, ma l’America ne ha bisogno, dopo due mandati di tasse, debito e avvelenamento da politically correct garantito dall’amministrazione Obama. Il quale, nei suoi otto anni alla Casa Bianca, ha portato in dote soprattutto questo risultato di politica economica (rappresentato nel grafico a fondo pagina): un bell’aumento del 77,2% del debito statunitense, oggi sopra quota 19 triliardi di dollari!

Certo, Donald Trump è grezzo, polemizza con il Papa, parla come un muratore pur essendo miliardario e istruito, ma dà l’idea di essere ciò che è, si è convinti che da lui si avrà ciò che promette. Difficile pensarlo della candidata dell’establishment e di Wall Street, quella Hillary Clinton che se non portasse quel cognome sarebbe già alla sbarra per attentato alla sicurezza nazionale, visto che quando era Segretario di Stato inviava mail classificate come top secret dal suo account privato: ma si sa, in casa democratica funziona così, dipende tutto da che cognome porti. Ai Kennedy fu perdonato di tutto, così ai Clinton.

 


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