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SPY FINANZA/ Il Brasile è pronto al collasso

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Dilma Rousseff, Presidente del Brasile (Infophoto)  Dilma Rousseff, Presidente del Brasile (Infophoto)

Insomma, come vi ho già detto negli altri articoli che ho dedicato al Brasile, la profondità della recessione economica in cui è precipitato il Paese è senza precedenti: anzi no, un precedente c’è ed è quello del 1903, ma temo sia destinato a essere schiantato a breve. Il problema è che con letture macro come quelle che la prima economia del Sud America ci offre da almeno sei mesi, uno pensa che si possa solo migliorare: invece il pozzo senza fondo dei dati da brivido appare davvero tale. Guardate il primo grafico a fondo pagina, ci mostra come nel 2015 nel Paese che fino a pochi anni fa rappresentava orgoglioso la “B” di Brics siano fallite qualcosa come 5525 aziende, il massimo dall’annus horribilis 2008. Per Joe Bormann di Fitch, «quella con cui abbiamo a che fare è a tutti gli effetti una crisi del credito, non ho mai visto le aziende del Paese in uno stato di difficoltà simile. Nessuna ditta brasiliana, infatti, è riuscita a finanziarsi sui mercati obbligazionari esteri da giugno dello scorso anno, quando lo scandalo senza precedenti che ha colpito la compagnia petrolifera statale, Petrobras e i downgrades operati dalle agenzie di rating hanno portato gli investitori a scaricare gli assets finanziari». E come ci hanno mostrato i dati delle vendite al dettaglio di cui vi ho parlato prima, le cose non paiono destinate a migliorare nel breve termine e, forse, nemmeno nel medio.

Tanto più che si tratta di un meccanismo auto-alimentante, perché più le letture macro peggiorano, più i mercati puniranno con richieste di premio di rischio sempre maggiori le aziende brasiliane che cercheranno finanziamenti. Il secondo grafico ci mostra la velocità con cui gli spread di credito degli emittenti brasiliani siano andati fuori controllo, tanto da averli di fatto esclusi dai mercati internazionali del credito. A questo va unito il fatto che il real brasiliano, la valuta nazionale, è letteralmente crollato del 33% lo scorso anno.

Se il trend proseguirà e il Brasile rimarrà intrappolato in una recessione che paralizza i profitti corporate, il rischio maggiore è quello legato al servizio del debito denominato in dollari da parte delle maggiori aziende del Paese: tra quest’anno e il prossimo, infatti, andranno a scadenze pagamenti per 24 miliardi di dollari. E attenzione, perché il quadro ufficiale del settore corporate latino-americano e brasiliano in testa rischia di far perdere tempo prezioso a chi dovrebbe scappare a gambe levate, esattamente come accadde con i rating all’acqua di rose che furono garantiti a Lehman Brothers fino a poche settimane dal fallimento. È la stessa Deutsche Bank a dirlo nel suo quadro di simulazione per il ramo corporate latino-americano, visto che prendendo come elemento valutativo la ratio debito netto/Ebitda e il debito cash su breve termine, solo il 14% del campionamento mostrava profili di pericolo. Peccato che se come proxy venivano usati invece i rendimenti obbligazionari sopra il 9%, ben il 27% del campione era a serio e imminente rischio.

Nello specifico, il Brasile ha circa 89 miliardi di obbligazioni denominate in dollari che scambiano con rendimento superiore al 9%, una larga parte delle quali sono proprio della giubilata Petrobras ma non solo: il gigante petrolifero pesa per 37 miliardi di controvalore, ma ci sono anche 20 miliardi legati al comparto industriale, 15 miliardi a quello bancario (moltissimi dei quali subordinati, quindi potenzialmente letali), 3 miliardi di bond legati a royalty e circa 14 miliardi di altri settori dell’economia. Insomma, gli ingredienti per una tempesta perfetta ci sono tutti. E se le Olimpiadi estive di Rio de Janeiro colpiranno le casse pubbliche come fecero quelle di Atene, invece di rimpolparle, allora il prossimo autunno saranno in molti a scommettere sul default del Paese. Ammesso che qualcuno non sia già tentato di farlo oggi, muovendosi in anticipo e operando sui credit default swaps, piuttosto che shortando titoli.

 



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