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SPY FINANZA/ Il Brasile è pronto al collasso

Pubblicazione:sabato 27 febbraio 2016

Dilma Rousseff, Presidente del Brasile (Infophoto) Dilma Rousseff, Presidente del Brasile (Infophoto)

L’ultima volta che vi avevo parlato del Brasile era per fare il punto sul virus Zika e sul pasticcio che avevano combinato con le zanzare transgeniche: da allora, stranamente, Zika sembra sia stato declassato a semplice raffreddore, visto che dagli allarmi in prima pagina sui giornali siamo passati al silenzio totale o quasi. Meglio così. Purtroppo, però, la principale economia del Sud America ha a che fare con qualcosa di molto più pericoloso dei mosquitos: le agenzie di rating. Anche Moody’s, infatti, ha declassato il Brasile al livello junk, spazzatura. L’agenzia di valutazione ha tagliato il rating sovrano del Paese di due gradini a Ba2, nella categoria di fatto speculativa, da Baa3, con una valutazione che scivola dunque in area non investment grade. Oltretutto con l’outlook che resta negativo.

La decisione, ha spiegato Moody’s, riflette la prospettiva di un ulteriore peggioramento dei livelli di debito del Paese in un contesto di bassa crescita, con la previsione di un rapporto debito/Pil che supererà quota 80% entro tre anni. A questo l’agenzia ha aggiunto la difficile situazione politica del Paese carioca «che continuerà a complicare gli sforzi di consolidamento fiscale delle autorità e a ritardare le riforme strutturali». Mentre l’outlook negativo riflette il rischio che il consolidamento e la ripresa possano essere ancora più lente del previsto o che ci siano altri shock sui mercati emergenti, fattori che aumentano l’incertezza sulla portata del peggioramento del profilo di debito del Brasile. E la questione non è meramente di prospettiva, poiché anche in patria la preoccupazione è palpabile: «Il fatto che Moody’s abbia tagliato il rating di due notch, mantenendo oltretutto l’outlook negativo, è un segnale molto forte. Lo scenario si è deteriorato nettamente», ha sottolineato, parlando con Cnbc, Cristiano Oliveira, capo economista di Banco Fibra.

Inoltre, il rating brasiliano è stato recentemente oggetto di un downgrade anche da parte di Standard&Poor’s a BB da BB+ con outlook negativo e di Fitch a metà dicembre, scendendo a BB+ con outlook sempre negativo. Le motivazioni erano sempre le stesse: la profonda recessione economica in cui verte il Paese sudamericano, i negativi sviluppi fiscali e l’aumentata incertezza politica che potrebbe minare le capacità del governo di implementare nuove misure volte a stabilizzare il crescente debito pubblico. E, in effetti, lo stato di salute dell’economia brasiliana è di quelli poco raccomandabili. È dell’altro giorno la notizia che le vendite al dettaglio core sono calate del 2,7% a dicembre, una doccia fredda dopo il dato positivo di novembre dovuto però a una campagna di massicce promozioni. Il dato più ampio, cosiddetto broad, ha visto un -0,9%, segnando l’undicesimo mese di calo negli ultimi tredici: siamo a -16% dal picco dell’agosto 2012.

E dando un’occhiata alle varie componenti si ha davvero l’impressione di aver a che fare con un disastro vero e proprio: le vendite di materiale per uffici e telecomunicazioni sono scese del 9,1%, l’arredamento e apparecchiature dell’8,7% e quelle di abbigliamento e calzature del 2,1%. Così Goldman Sachs riassume la situazione nel suo ultimo report: «L’outlook di breve termine per i consumi privati e le vendite al dettaglio rimane molto problematico a causa del continuo rallentamento del flusso di credito verso le banche sia pubbliche che private, gli alti livelli di indebitamento dei cittadini, il calo di occupazione e salari reali, gli alti tassi di interesse, l’aumento di tasse locali e federali attraverso l’inflazione, la crescita delle tariffe per trasporti e utilities, l’incertezza economica e politica e la più che depressa fiducia dei consumatori». Niente altro? Questo grafico ci offre la rappresentazione del disastro.

 


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