BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Europa e banche, brutte notizie per l'Italia

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Ma ancora non basta. Così da alcuni giorni inizia a circolare la proposta di limitare le banche nell’acquisto dei titoli di Stato del proprio Paese. E per l’Italia in particolare sarebbe un disastro a causa del gran numero di titoli italiani posseduti dalle nostre banche. Infatti, dopo la crisi della fine del 2011, quando i titoli di Stato posseduti erano pari a circa 200 miliardi, le banche italiane si erano particolarmente impegnate nell’acquisto di tali titoli. Una necessità, data la difficoltà di trovare investimenti alternativi non rischiosi. Ma anche un’utilità per lo Stato, che così poteva emettere molti titoli trovando sempre acquirenti e tenendo sotto controllo il tasso di interesse da pagare (e pure il famigerato spread). E così a oggi i titoli di Stato posseduti dalle banche ammontano a circa 400 miliardi, praticamente il doppio di quattro anni fa.

Ma questa norma non è un modo per risolvere i problemi, semmai è un modo per spostarli avanti nel tempo e di crearne più grossi. Ora i nodi arrivano al pettine. Una tale norma, costringendo le banche a disfarsi di una tale massa di titoli, rischierebbe di portare l’Italia sul baratro del default. E solo l’ipotesi di tale rischio farebbe esplodere lo spread e ci porterebbe davvero al disastro. Un disastro già annunciato da un ministro tedesco a dicembre e che verrebbe affrontato al solito modo, come con la Grecia. Invio della Troika e durissime politiche di austerità, che farebbero esplodere la disoccupazione e ci porterebbero al disastro sociale.

La scusa ufficiale per imporre tale norma è che così si sbloccherebbero ingenti somme da investire nell’economia reale. Ma, come sempre accade in questa Europa che funziona al rovescio, l’effetto finale sarebbe esattamente il contrario. Lo spiega bene anche l’ultimo report del Centro Studi Confindustria, sempre ben allineato alla dottrina del “più Europa” (ma stavolta l’organo di Confindustria deve aver capito che è in gioco la propria esistenza).

Così si esprimono gli studiosi in quel report: “Se oggi venisse ridotto l’acquisto di titoli sovrani da parte delle banche, facendo venire meno un’importante fonte di domanda per tali bond, nei paesi dell’Eurozona con debiti pubblici maggiori i rendimenti dei titoli di Stato risulterebbero strutturalmente più elevati che altrove. Riflettendosi sul costo dei prestiti in tali paesi, ciò limiterebbe l’accesso al credito, comprimendo la crescita. In un circolo vizioso che minerebbe proprio la sostenibilità dei debiti pubblici. Esattamente l’opposto di quel che si vorrebbe ottenere con il limite ai titoli di Stato nei bilanci bancari, cioè di far fluire più fondi delle banche a imprese e famiglie, per sostenere la crescita. L’introduzione di un limite agli acquisti bancari di titoli di Stato, dunque, farebbe aumentare la divergenza tra le economie periferiche da un lato, che sarebbero ancor più penalizzate, e quelle core dall’altro. Con il risultato di ampliare le divergenze in Europa e quindi accrescere le forze centrifughe che stanno minacciando la tenuta dell’Ue”.

Parole sacrosante. Eppure è difficile uscire da una certa ideologia e da una certa mentalità, seminata con tanto dispendio di energia e di risorse e per tanti anni. Così pure questo report termina con la solita conclusione: ci vuole più Europa. “Solo quando ci sarà una Unione di bilancio (o Fiscal Union), con l’emissione di titoli federali che possano fungere da benchmark per tutti gli emittenti, allora i sistemi finanziari non saranno più nazionali e ciascun emittente, comprese le banche, sarà valutato per il proprio merito di credito, e non per l’appartenenza a uno Stato con un debito pubblico più o meno alto”.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
28/02/2016 - Sostituiamo il timoniere Renzi (Carlo Cerofolini)

Parafrasando il Sommo Poeta che dire se non: ahi serva Italia di dolore ostello, nave con Renzi come nocchiere (aiuto!) in gran tempesta e destinata ad infrangersi rovinosamente sugli scogli? A meno che gli italiani, con il voto, non tolgano dal timone il capitan Matteo al più presto? Provare per credere.