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PRODI & L'ULIVO/ Sapelli: ecco chi ha svenduto l'Italia a Germania ed eurocrati

Romano Prodi (Infophoto) Romano Prodi (Infophoto)

Tutto ciò continuò nel secondo dopoguerra sino all'abbandono della politica di distacco da ogni ipotesi di sistema dei cambi fissi ben rappresentata dalla posizione di Paolo Baffi in merito alla non adesione allo Sme per la ragione che il nostro sistema produttivo non avrebbe potuto resistere neppure a un'anticipazione dei cambi fissi: figuriamoci a una moneta unica. L'adesione ci fu e dopo il crollo dell'Ursss ci fu l'unificazione tedesca e la creazione dell'euro e quindi l'inveramento assoluto della foreign dominance che ora ci distrugge, con tutta l'Europa del Sud.

Il paradosso vero di tutta la vicenda è quello per cui i protagonisti della vicenda, i più filo euro e quindi i più responsabili dell'ordoliberalismus dilagante, furono le forze socialiste e cristiano sociali europee. Da questo punto di vista la creazione dell'euro e l'adesione entusiasta di tutto l'Ulivo alla politica ordoliberista è stata il trionfo della considerazione teorica che è possibile dedurre in casi di scelte monetarie assunte in questo caso non da singole nazioni, ma da una burocrazia eurocratica dominante sui parlamenti nazionali che teneva e tiene sotto il suo controllo le nazioni. Ossia la considerazione che in presenza di creazione monetaria decisa dal mercato e quindi endogena, tali decisioni non sono mai libere, ma assunte nel contesto dell'equilibro di potenza internazionale che quei mercati costituisce.

Nel caso della Bce, il paradosso è bellissimo e strabiliante: il Trattato di Maastricht affida alla Bce la scelta del regime di cambio, per esempio, mentre in effetti tutte le variabili che interagiscono nella circolazione monetaria internazionale sono determinate da sovrastrutture che superano le stesse prerogative sia dei governi nazionali che della Bce: Wto, cross border currency e soprattutto, oggi in primis, derivati e tutti gli strumenti della finanza collateralizzata.

Il compito della Bce in effetti — e lo dimostrano anche le politiche controverse come il Quantatitive easing — è stato ed è quello di ricercare di condizionare la creazione endogena di moneta (e quindi dei mercati mondiali) indicando ripetutamente in quale modo si ritiene più opportuno affrontarla politicamente. Ma la spaccatura dell'Europa tra nazioni dominanti tedesco-vassallatiche da un lato e potenza francese emasculata dall'altro, ha provocato il collasso del sistema che pare abbandonato a se stesso, come dimostrano le ricorrenti crisi dell'euro sino a giungere alla crisi politica della minaccia della fuoriuscita dall'Ue dell'unica grande potenza non dell'aerea euro, ossia il Regno Unito.

Dinanzi a tutto ciò l'Ulivo non ha mai saputo né comprendere, né reagire. Anzi, ha applaudito ed è salito sul carro dei distruttori dell'economia e della società europea, culturalmente e antropologicamente intesa. Sconcertante poi la politica comunista. Basta leggere i discorsi di Giorgio Napolitano: ai tempi di Paolo Baffi, il quale come noto, da governatore della Banca d'Italia, era schierato contro lo Sme e non seguiva le indicazioni del potere situazionale dominante. In seguito giungemmo ai tempi di Guido Carli (che è ancora la figura enigmatica di tutta la vicenda), che aderì all'euro seguendo la vulgata dello choc esterno necessario e inderogabile, tutti sorprendendo. Giorgio Napolitano e con lui i comunisti nella stragrande maggioranza, seguirono la "nuova" Banca d'Italia come i ciechi del famoso quadro metaforico: perplessi e infine europeisti ordoliberisti entusiasti e come tale premiati dai poteri situazionali di fatto allora dominanti. 


COMMENTI
29/02/2016 - la figura enigmatica di guido carli (antonio petrina)

A proposito della figura enigmatica del bresciano Guido Carli nel processo di costruzione di Maastricht, ove l'Italia aderì costringendo il bel paese alla riduzione "forzata" al 3% del deficit degli anni novanta che viaggiava al ritmo dell' 8-9% del Pil , c'è da considerare lo sforzo mnemonico ripreso da Paolo Savona a proposito della battuta di Carli riportata sul fogliante per cui il cappio al collo di Maastricht si può e si deve evitare !