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BCC/ Riforma al secondo tempo: Azzi oggi alla camera per difendere l'unità del sistema

Pubblicazione:lunedì 29 febbraio 2016 - Ultimo aggiornamento:lunedì 29 febbraio 2016, 7.14

Alessandro Azzi (Infophoto) Alessandro Azzi (Infophoto)

La seconda obiezione è l'impoverimento oggettivo che subirebbero le Bcc che volessero trasformarsi in Spa con affrancamento oneroso (un passaggio che potrebbe allertare anche Bce e Bankitalia). Il terzo profilo controverso riguarda l'ipotesi di cui l'ex senatore del Pd Nicola Rossi si è assunto la paternità: come "consulente" della Bcc di Cambiano e in diretto raccordo con la Presidenza del Consiglio. Si tratta di un complesso modello di trasformazione "duale": l'azienda bancaria verrebbe scorporata dalla cooperativa. Il percorso è già stato vietato come "elusivo" alle Popolari in sede di riforma: nel cui comparto ha già dato prova molto problematico presso la Popolare di Spoleto commissariata e oggetto di inchieste giudiziarie. Riguardo le Bcc risulta ancora non chiaro dove rimarrebbero parcheggiate le riserve affrancate. La Vigilanza autorizzerebbe una Bcc-Spa priva di riserve proprie? E quali nuovi soci investirebbero nella Bcc-Spa senza riserve patrimoniali?

Altro macro-profilo problematico del decreto è certamente la mancata previsione - contrariamente alle attese - di una forma di flessibilità per le Casse Raiffeisen dell'Alto Adige. Le raccomandazioni Federcasse - condivise con le centrali di Bolzano - guardavano alla nascita di un sotto-gruppo legato al Gruppo Nazionale da un'articolazione del "patto di coesione" previsto come snodo standard fra Gruppo Nazionale e Bcc. Palazzo Chigi, in sede di decreto, non ha accolto l'ipotesi che - peraltro - era ancorata alle tutele costituzionali riconosciute alla Provincia autonoma di Bolzano. Su questo e su tutto, la partita comincia oggi.



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