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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Italia sfiduciata, con le spalle al muro

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Allora, che cosa potrà fare in concreto il governo italiano? Il documento Ue presenta un decalogo non diverso dalle raccomandazioni contenute nella famigerata lettera della Bce dell’agosto 2011. La riforma delle pensioni è stata completata, se vogliamo in modo persino più drastico del necessario; lo stesso vale per il mercato del lavoro (anche se in questo caso gli effetti positivi sono dovuti soprattutto agli incentivi fiscali). Ma tutto il resto (ed è tanto) resta ancora da realizzare ed è improbabile che il governo lo metta in cantiere in un anno segnato da tanti appuntamenti elettorali (dalle comunali al referendum sulla riforma istituzionale), perché si tratta di incidere sulle amministrazioni locali (si pensi, per esempio, alle municipalizzate), sulla spesa che ha un forte potere clientelar-elettorale, sulle rendite e i poteri costituiti.

Con un commercio mondiale in stasi, una Germania intransigente, un mercato politico-elettorale italiano in ebollizione, è realistico pensare che il governo compia scelte dolorose anche se necessarie a cambiare le aspettative sull’Italia da parte di mercati finanziari sempre pronti a gettarsi come locuste sul debito italiano? La domanda è retorica, con risposta negativa.

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