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IDEE/ La riforma "del merito" per gli enti territoriali

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Un'impostazione esclusivamente orientata all'accentramento dimensionale ci sembra il contrario di un metodo sussidiario in cui si valorizzano coloro che esprimono capacità di governo nei vari settori della vita sociale sulla base di un sistema di controllo e valutazione della qualità che premia i migliori perché più capaci di utilizzare le risorse per lo sviluppo del bene comune. Naturalmente i migliori dovranno essere tali nel settore di appartenenza e in quel contesto promuovere le azioni più adeguate, tra le quali ci potrebbe essere, in tali situazioni e a certe condizioni, anche l'accentramento dimensionale. Quest'ultimo è un'operazione molto complessa che richiede non un soggetto consociativo, come in varie situazioni sembra prevalere, ma un soggetto imprenditoriale adeguato. 

Al momento in varie azioni promosse a livello governativo e regionale non si riscontra questa attenzione primaria a misurare la qualità ed efficienza dei soggetti sociali e a innescare azioni di sostegno ai meritevoli e c'è pertanto un concreto rischio di andare a razionalizzare attraverso un accentramento un sistema consociativo che ha fallito in passato e che non si comprende come possa avere successo in futuro. La conseguenza è inoltre che le esperienze più interessanti, ma non consistenti dal punto di vista del capitale e dei soci rispetto ad altre realtà che spesso già hanno affrontato senza vantaggi varie stagioni di fusioni e accorpamenti, possono venir fagocitate dalle realtà più grandi che controllano il processo senza avere una governance adeguata, causando ai territori la perdita di una prossimità con dei riferimenti che avevano una grande utilità sociale. 

Per rimanere a un apprezzato detto popolare, non si può gettar via il bambino con l'acqua sporca. È per questo che diventa prioritario per tutte le politiche da adottare partire in primo luogo dalla misurazione della qualità ed efficienza dei soggetti che operano in un determinato settore, siano essi Banche, Cciaa, Utility, Confidi e quant'altro. Da questo punto di vista anche le forze vive dei territori sono chiamate, come diverse già stanno facendo, non a difendere l'indifendibile, ma a sviluppare presenze locali efficienti, connesse in reti lunghe, che chiedono alla politica un riconoscimento non in base alla forza della lobby, ma del misurato valore sociale creato.

C'è proprio bisogno che si sviluppi la terza via della meritocrazia sociale rispetto all'accentramento dimensionale e al localismo. 



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