BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ La riforma "del merito" per gli enti territoriali

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Assistiamo in questi ultimi tempi a rilevanti azioni di riforma dopo l'immobilismo degli ultimi decenni. Tali azioni hanno un impatto sui territori molto importante cambiando storici riferimenti. I cambiamenti in atto hanno delle luci e qualche ombra, per questo è necessario un dialogo e un approfondimento in modo da portare un contributo non alle strumentalizzazioni di parte, ma al miglioramento degli interventi che interessano i territori. 

Un capitolo importante di queste azioni riguarda la lotta agli sprechi, alle inefficienze, alle autoreferenzialità istituzionali e politiche. La soppressione delle provincie, l'accorpamento delle Cciaa, la riduzione dei parlamentari di riferimento, la riduzione delle società di servizi pubblici locali e altre norme nazionali che hanno impatto locale si accompagnano a una serie di azioni delle Regioni che vanno nella stessa direzione. Sono di grande attualità le nuove normative emanate per la ristrutturazione del settore del credito miranti alla crescita dimensionale degli istituti bancari a cui corrispondono le politiche di molte regioni che in tema di assistenza al credito hanno già varato o lo stanno facendo interventi molto onerosi per favorire l'accorpamento dei confidi in un unico soggetto regionale. 

È in atto uno scontro tra due impostazioni culturali ben definite. Da una parte l'impostazione governativa e regionale che in questo momento sembra soprattutto privilegiare il tema dell'accentramento dimensionale come possibilità per il recupero di risorse e la qualificazione della spesa. Dall'altra la vecchia impostazione localistica, storicamente perdente, che si oppone alla logica dell'accentramento e quindi alle perdite di potere locale senza portare argomenti convincenti sul tema dell'efficienza, in vari casi difendendo l'indifendibile. In tale scontro si rischia di non considerare una terza impostazione, che invece recupera risorse ed efficienza facendo leva sulla capacità della governance di esprimere livelli di produttività a prescindere dal solo livello dimensionale. 

Il punto critico dell'impostazione mirante al progressivo accentramento è quella da una parte di non considerare adeguatamente l'aspetto prevalente della capacità di governance per il miglioramento della produttività e dall'altra di non sviluppare un sistema di controllo e valutazione che sia la base per dei sistemi premianti al raggiungimento dei risultati. L'accentramento dimensionale normalmente viene gestito dagli stessi soggetti che in piccolo già non sono stati in grado di esprimere un'adeguata capacità di governo e, nello stesso tempo, si sviluppa un sistema dirigistico della politica che si presenta come l'unico in grado di creare efficienza. 

Un sistema sociale misto di piccole e grandi realtà che collaborano è auspicabile perché completa un'offerta di servizi concorrenziale che si misura sulla capacità di creare valore sociale. D'altro canto la nuova democrazia economica resa possibile dallo sviluppo digitale permette anche a piccole realtà di connettersi in reti che garantiscono competitività anche sui grandi mercati. Rispetto, ad esempio, al tema degli accorpamenti bancari occorre rilevare che molte banche di credito cooperativo vantano indici patrimoniali nettamente superiori per esempio al Cet 1 Ratio di Unicredit pari al 10,53% o di altri grandi istituti nazionali. Non è possibile inoltre andare a una semplificazione dei dati reali dicendo aprioristicamente che la grande dimensione va bene mentre il piccolo va male in quanto solo ciò che si dimostra efficiente è utile: la realtà al proposito documenta una varietà di situazioni che va adeguatamente compresa per essere pertinenti negli interventi. 


  PAG. SUCC. >