BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Così Bce e Fed "terrorizzano" la Bundesbank

Pubblicazione:lunedì 29 febbraio 2016

Jens Weidmann (Infophoto) Jens Weidmann (Infophoto)

Ma Weidmann ha detto anche altro, ovvero che «per dare reale stabilità all’eurozona bisogna creare una vera unione fiscale, sicuramente il passo più importante da fare, altrimenti si rischia una frattura interna al sistema». Un passo importante che comporta sforzi notevoli da parte di governi che finora non hanno fatto molto per adeguarsi a una visione europea delle regole. Weidmann ha poi aggiunto che i timori sugli effetti secondari derivanti dalla bassa inflazione sono «forzati e che l’outlook dell’Eurozona non è così brutto come viene a volte dipinto». Altro sintomo chiaro di dissimulazione della realtà: affermando infatti che il quadro macro Ue non è tanto male si contraddice e si ridimensione in nuce l’azione politica di Mario Draghi, quindi possibili ampliamenti del platea di assets acquistabili all’interno del Qe (muni-bond, bond corporate bancari e magari anche sofferenze) e, soprattutto, proprio la possibilità di andare ulteriormente in negativo con il tasso di deposito, quasi a voler ricalcare la fallimentare strada intrapresa prima dalla Riksbank svedese e poi dalla Bank of Japan.

Perché tanto timore da parte della Bundesbank, solo per questi precedenti poco confortanti che arrivano da fuori dell’eurozona? Non solo. Weidmann ha paura del fatto che con la discesa dei tassi in negativo è aumentata esponenzialmente la platea di bond con rendimento sotto zero, fenomeno che sta esacerbando la richiesta di extra-yield nel comparto del reddito fisso. I numeri attuali sono allucinanti: il debito europeo con rendimento negativo ha oggi un controvalore di 3,5 triliardi, tanto che con l’approdo in negativo anche del Giappone ora a livello globale ci sono quasi 9 triliardi di dollari di debito che occorre pagare per avere il privilegio di detenere.

E cosa spaventa di questa dinamica? Proprio la cronica mancanza di rendimento, la quale sta minando la robustezza del mercato obbligazionario corporate. E non si tratta di qualcosa in divenire o di ipotetico, è già realtà: il picco degli inflows di clientela retail all’interno del mercato investment grade (non speculativo) europeo è stato raggiunto nel maggio 2015, ma da allora quegli stessi investitori hanno tolto dal mercato Ue qualcosa come 35 miliardi di dollari, il 25% degli inflows cumulativi dal 2010 e il massimo dal crollo Lehman.

Al riguardo, Bank of America ha dedicato uno studio e la conclusione cui è giunta è la seguente: «Il Qe ha ironicamente lasciato il mercato del credito europeo nella posizione più vulnerabile agli shock esterni dal fallimento di Lehman Brothers ai giorni nostri». Ecco di cosa ha paura la Bundesbank.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.