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SPY FINANZA/ I rischi in arrivo grazie alle Banche centrali

Pubblicazione:mercoledì 3 febbraio 2016

Janet Yellen (Infophoto) Janet Yellen (Infophoto)

Oggi cerchiamo di ragionare a mente fredda riguardo il mondo di follia monetaria in cui stiamo vivendo: com'è possibile che con l'armamentario di stimolo che è stato messo in campo non si sia riusciti a generare una ripresa economica sostenuta e sostenibile o, quantomeno, eliminare la minaccia della deflazione? Alcuni analisti ormai concordano nel fatto che alla base del problema ci siano le "4 D" deflazionarie: ovvero, eccesso di debito, deleverage del settore finanziario, demografia dell'invecchiamento e distruzione tecnologica. 

Vediamo rapidamente in dettaglio. I livelli di debito, infatti, sono rimasti molto ampi: stando alla Banca per i regolamenti internazionali, il debito globale come percentuale del Pil era al 246% nel quarto trimestre del 2000, al 269% nel quarto trimestre del 2007 e al 289% nel quarto trimestre del 2014. Secondo, il deleverage ha impedito la ripresa attraverso il settore immobiliare e il suo effetto moltiplicatore: l'Housing Credit Index di CoreLogic, che misura la disponibilità di credito per mutui immobiliari negli Usa, si è schiantato da 100 a 42 negli ultimi sette anni e il numero di mutui in essere è calato di più di 1 triliardo di dollari dal picco di 14,8 triliardi del 2008. Terzo, i livelli demografici ci mostrano un drammatico invecchiamento nella popolazione del mondo sviluppato: nei prossimi 10 giorni, 112mila persone negli Usa, Europa e Giappone raggiungeranno l'età pensionabile di 65 anni. Quarta e ultima "D", la distruzione del lavoro attraverso l'innovazione robotica. Stando a previsioni dell'ultimo World Economic Forum di Davos, questo tipo di sviluppo nel mondo del lavoro causerà la perdita di 5,1 milioni di posti di lavoro nei prossimi 5 anni. 

C'è poi chi parla delle "4 C", ovvero Cina, commodities, credito e consumi come fattori cardine per riattivare gli animal spirits sia del settore corporate che dei cittadini. Una cosa è chiara, anche se nessuno ne parla con la giusta enfasi: i destini della crisi in atto, ovvero la possibilità di invertire la rotta o la discesa inevitabile verso una nuova recessione globale, passano per il meeting che si terrà i prossimi 26 e 27 febbraio a Shanghai e che vedrà riuniti i ministri delle Finanze del G20 oltre ai banchieri centrali. 

La storia sta per conoscere un nuovo avvenimento spartiacque? Tra qualche anno parleremo di un fantomatico "Accordo di Shanghai" come la pietra miliare per l'economia e la finanza globale? Io ho un timore. Ovvero che con l'approssimarsi di quell'appuntamento, se il mercato non vedrà chiari segnali verso interventi radicali, dovrà stimolarli con nuovi tonfi che obblighino tutti a guardare la realtà e a correggere le risposte messe finora in campo. Un rapido miglioramento nella condizione delle "4 C" appare difficile, quindi cosa potrebbero decidere i masters del mondo a Shanghai? Anzi, cosa vorrebbe il mercato da parte dei regolatori? 


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