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CROLLO BANCHE/ l'Italia di Renzi sta (ri)perdendo contro l'Europa più debole

Pubblicazione:giovedì 4 febbraio 2016

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

In modo plastico, i crolli dei titoli bancari in Piazza Affari - l’ultimo quello di ieri - sembrano replicare “un passato che non passa”. Se nel 2011 le banche italiane erano in una situazione di relativa salute dopo la grande crisi del 2008 (erano probabilmente in condizioni migliori rispetto alla media del sistema tedesco). L’attacco allo spread naturalmente fu letale: soprattutto per la recessione indotta dalle politiche di austerity.

I dissesti già dichiarati nel 2015 o già quasi annunciati per il 2016 ne sono il corollario purtroppo inevitabile: idem l’umiliante affronto della Ue sulla bad bank e l’aperta impar condicio nelle autorizzazioni degli aiuti pubblici (discriminatoria sul terreno bancario tanto quanto nella gestione degli arrivi di migranti o perfino nel coordinamento delle ipotesi d’intervento militare sugli scacchieri Isis).

L’Italia del 2011 dapprima fu lentissima nel reagire: tutti ricordano ancora i tre tentativi a vuoto, nel cuore dell’estate, per impostare manovre finanziare. Né Silvio Berlusconi, né il suo super-ministro Giulio Tremonti vollero o poterono mostrarsi all’altezza delle loro responsabilità istituzionali. Draghi, dal canto suo, co-firmò come presidente designato alla Bce una lettera che ricambiava primi interventi della banca centrale a sostegno dei Btp con impegno di austerità durissima. A quel punto - senza molte alternative - il Quirinale di Giorgio Napolitano “fece presto” nell’insediare Mario Monti. 

Nonostante l’attivismo di Renzi, neppure l’Italia del 2016 sembra sufficientemente veloce, più credibile di quella del 2011. La forti turbolenze di Borsa dei titoli bancari sono la conseguenza - non la causa - di una crisi bancaria che è molto tributaria dell’assenza di politica e di efficienza istituzionale. Esattamente come gli attacchi speculativi allo spread italiano furono molto più il risultato di un governo debole - e percepito come tale - che di una cospirazione internazionale. Certo se Renzi facesse nuovamente ruzzolare il suo Paese nella polvere per lentezza e debolezza nei confronti di leader europei appannati sarebbe ancor più imperdonabile. 



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