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RENZI vs UE/ Lo scontro che vale una campagna elettorale

Pubblicazione:giovedì 4 febbraio 2016

Pierre Moscovici (Infophoto) Pierre Moscovici (Infophoto)

In Italia non stiamo andando verso una situazione di vacche grasse, anzi siamo molto lontani. Però sicuramente le prospettive dell’economia sono migliorate nel corso del tempo. Secondo il governo è troppo presto per tirare il freno, ed è su questo che è in atto il negoziato con Bruxelles.

 

Dal punto di vista economico la posizione del nostro governo è sensata?

Sicuramente mancano ancora tanti punti di Pil rispetto ai livelli pre-crisi. È vero quindi che la crescita è più elevata rispetto agli anni precedenti. D’altra parte il livello del reddito e il mercato del lavoro stanno migliorando, ma sono ancora molto lontani non soltanto dai livelli del 2008 ma anche da quelli del 2011. Il governo si sta quindi prendendo quest’anno per godere della flessibilità, e questa probabilmente è una cosa che non è stata spiegata sufficientemente bene a Bruxelles.

 

Rinviare il taglio del debito può essere pericoloso?

Il nodo del debito non può essere sciolto né in un anno, né in pochi anni, certo bisogna incominciare. Nel 2016 il debito scenderà marginalmente, a condizione che si realizzino le condizioni previste dal governo. Quest’ultimo è stato un po’ ottimista sulla crescita del Pil nominale al 3%, ma grossomodo c’è un’inversione di tendenza. Grazie al ritorno della crescita, il rapporto debito/Pil prima si stabilizza e poi inizia a diminuire.

 

Bisognerebbe fare di più?

Bisognerebbe sicuramente fare di più, ma nello stesso tempo non bisogna uccidere la crescita appena cominciata. Quello che conta quindi è che il debito sia percepito come sostenibile dai mercati, e certamente lo è di più in una situazione in cui i tassi d’interesse sono bassi.

 

(Pietro Vernizzi)



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