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TORRI & POLITICA/ Inwit, Telecom e i "dilettanti allo sbaraglio" di palazzo Chigi

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Ma la Cassa? “Dorme de piedi”, come direbbero a Roma per indicare qualcuno così morto di sonno da crollare a letto con la testa al posto dei piedi. I nuovi vertici non sono il massimo per garantire il presidio pubblico e nazionale degli interessi industriali strategici. L’amministratore delegato Fabio Gallia è davvero un bravo manager, ma ha lavorato benissimo per dieci anni con una proprietà francese in Bnl, dimostrando di sapersi intendere benissimo con azionisti stranieri (onore al merito, ma qui parrebbe che il governo voglia fermarli, gli stranieri, non gestirne con efficienza le direttive); e il presidente Claudio Costamagna, banchiere d’affari di lungo corso, è stato addirittura una colonna della campagna di privatizzazioni Ciampi-Prodiana, facendo far man bassa di commissioni alla (allora) sua Goldman Sachs italiana e ha nel dna le privatizzazioni, non le nazionalizzazioni.

Insomma: di fronte a questi dati di fatto e agli input scoordinati del governo, l’impressione è quella di trovarsi, una volta di più, di fronte a dei dilettanti allo sbaraglio. Alzino il telefono e dettino la linea alla Cassa, oltre a fare intervistine. È roba loro, la usino, ne facciano finalmente una holding delle partecipazioni industriali strategiche - le Reti, ma anche l’acciaio dell’Ilva e la chimica di Versalis, per esempio - e se solo l’Europa s’azzardasse a fiatare, con Francia e Germania ancora padrone di tutta la loro storica telefonia pubblica, della loro energia e delle loro banche, potrebbe veramente essere mandata a quel Paese.

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