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SPY FINANZA/ Il nuovo "bazooka" degli Usa per cercare la ripresa

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E proprio la Cina è la principale beneficiaria della politica della Fed di questi giorni, visto che sta bruciando riserve estere per difendere lo yuan dalle fughe di capitali: Pechino ha già bruciato 800 miliardi di dollari e ora le riserve sono a 3,2 triliardi, ovvero solo 400 miliardi dalla quota che il mercato ritiene psicologica per la tenuta della credibilità della Banca centrale cinese. Al ritmo finora tenuto, è questione di mesi e se per caso il mercato cercasse di mettere in discussione l'operato della Pboc, la Cina potrebbe essere costretta a lasciare svalutare lo yuan, con conseguenze poco preventivabili a livello globale. In parole povere, la Fed sta facendo bail-out della Cina e soltanto l'estensione di questa opera caritatevole a livello monetario può darci l'idea di quanto tempo Pechino ha a sua disposizione per mettere a posto le cose nel casinò borsistico e in quello bancario. 

Quanto durerà la scelta espansiva della Fed? Ieri vi ho parlato della mossa che ha innescato il tonfo del dollaro, ovvero la sconfessione dell'operato della Fed, pubblica, da parte del capo della Fed di New York, Bill Dudley, e questo mi fa pensare che la Federal Reserve questa volta non sbaglierà di nuovo. Ogni indicatore macro, dai nuovi ordinativi industriali alle vendite al dettaglio, dall'Ism manifatturiero ai nuovi occupati fino alla ratio scorte/vendite all'ingrosso, gridano recessione per l'economia Usa, quindi siamo forse giunti al miracolo di una Banca centrale che smette di fare riferimento agli unicorni e torna a guardare all'economia reale prima di prendere una decisione. 

Il broad dollar index della Fed, che include i mercati emergenti e il bilanciamento al commercio, è cresciuto molto più nettamente del Dxy dollar index dalla fine del 2011 a oggi e la sua strada non appare certo conclusa. Inoltre, l'indice di stress finanziario della Fed di Cleveland è ai massimi dalla crisi dei debiti sovrani europei, senza contare gli spread ai massimi sul debito ad alto rendimento. Stando all'ultimo sondaggio di Bank of America, il 60% degli operatori interpellati pensa che la Fed non alzerà più i tassi quest'anno, visto che dopo aver agito per puro spirito politico, oggi la Banca centrale Usa è costretta a fare i conti con la realtà globale. Ma anche interna. 

Nonostante i proclami della Fed e dei giornali italiani, la paga media oraria oggi negli Usa ha lo stesso potere d'acquisto che aveva nel 1980. Di più, un salario di 4,03 dollari l'ora nel 1973 ha lo stesso poter d'acquisto di circa 22,41 dollari l'ora oggi: bene, l'ultimo dato Usa al riguarda parla di 25,24 dollari l'ora. E non bisogna guardare l'ammontare in sé, ma cosa si può comprare oggi con quei dollari e scoprirete che si può acquistare molto meno di quanto non si potesse fare nel 1973, 1980 e anche nel 2000. 

La recessione non è mai finita, è solo stata mascherata dai rally azionari garantiti dalla Fed. Inoltre, in un'economia che si basa al 70% sui consumi, appare quantomeno inquietante il dato uscito l'altro giorno in base al quale il tasso di risparmio personale è al 5,5%, ai massimi dal 2012: d'altronde, con un potere d'acquisto del tipo che vi ho appena raccontato, voi spendereste?