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FINANZA/ Gli "effetti collaterali" di Bce e Fed

Pubblicazione:domenica 7 febbraio 2016

La sede della Bce a Francoforte (Infophoto) La sede della Bce a Francoforte (Infophoto)

Che fare? Da una parte la politica, che fa leva sulla storia finanziaria, direbbe di effettuare una bella pulizia, poi ricapitalizzare le banche e, quindi, ripartire. E ciò per non ripetere l'errore del Giappone dopo la bolla dell'immobiliare di 25 anni fa. Dall'altra, data la dimensione mondiale del problema, il tutto creerebbe problemi recessivi notevoli globali, con l'effetto negativo di impossibilità di attuare la fase successiva alla ripulitura, quella della ricapitalizzazione, in quanto verrebbero a mancare le risorse necessarie. 

Come si vede, il problema è veramente grave. Ecco perché la prospettata soluzione italiana, quella della "bad bank", alla fine, non ha sortito alcun effetto positivo, poiché, comunque, vi sarebbero perdite da contabilizzare, oltre quelle già potenzialmente accantonate nei conti economici. Infatti, le quotazioni bancarie continuano a tirar giù l'intero listino. In tutto questo scenario, le previsioni economiche vengono continuamente riviste progressivamente all'ingiù, come è stato il caso, in questi giorni, di quelle della Commissione europea, che ha rivisto al ribasso le stime di crescita europee proprio a causa di Germania, Francia e Italia. 

Cosa dice il "nostro" Mario Draghi? Proprio, l'altro giorno, in una "lecture" alla Bundesbank a Francoforte egli ha detto: "Ci sono forze nell'economia globale oggi che, tutte assieme, stanno mantenendo (conspiring, ndr) bassa l'inflazione" e queste forze "potrebbero ritardare il ritorno dell'inflazione verso il nostro obiettivo", ma "non ci sono motivi per cui dovrebbero portare a un tasso di inflazione sempre basso. Se ci sarà bisogno adotteremo ulteriori politiche espansive per sostenere la ripresa dell'economia". Inoltre, "non ci possono essere dubbi sul fatto che, se decidessimo di adottare politiche ancora più accomodanti, il rischio di effetti collaterali non ci fermerebbe - hai poi detto il presidente della Bce -. Abbiamo sempre in mente la necessità di limitare le distorsioni causate dalle nostre politiche - ha sottolineato Draghi -, ma la priorità è l'obiettivo di stabilità dei prezzi».

La cosa interessante, a parer mio, non è tanto il fatto che la Bce possa utilizzare tutte le armi (spuntate, secondo me) della politica monetaria per controbilanciare il ciclo economico che, tanto lo si vede, non sono molto efficaci, quanto la consapevolezza che tale politica reca con sé notevoli "effetti collaterali". Tale cenno potrebbe essere dovuto ai contrasti con i falchi tedeschi che, sempre a mio parere, sono molto più saggi nella amministrazione delle "armi" della politica monetaria, visto il trascorso burrascoso inflazionistico della Germania degli anni '20. Tali "effetti collaterali", in realtà, sono proprio la causa della situazione in cui ci troviamo in questo delicato frangente. È bene che Mario Draghi, come anche la Yellen o Kuroda, lo tenga a mente! 



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