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SPY FINANZA/ Il grafico che "spazza via" la ripresa

Nonostante i proclami sulla ripresa economica, dice GIOVANNI PASSALI, la realtà dei numeri dice che la recessione è ormai vicina. Basta guardare un indice in particolare

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La "presunta" festa è finita. Tutto il trionfalismo del governo Renzi di fronte ai recenti dati Istat sulla disoccupazione è scomparso come nebbia al sole. I dati parlano chiaro: aumento del 0,1% del tasso di disoccupazione. Qualcuno penserà: ma si tratta di un aumento minimo. Appunto, dico io. Il governo si era attaccato agli "zerovirgola" proprio per annunciare trionfalmente l'uscita dalla crisi e per continuare ad attaccare chi osservava che la realtà della crisi non era passata e che quei numeri, per la loro esiguità, non significavano nulla. Così come nulla significavano le frasi di Renzi sulla presunta solidità del sistema bancario (ma i 350 miliardi di prestiti in sofferenza non svaniscono nel nulla) e nulla valgono le osservazioni di Renzi e Padoan sul fatto che hanno fatto le riforme e ora chiedono flessibilità sulle politiche di austerità. Questa Europa a guida tedesca non vuole le riforme, vuole l'austerità. Non vuole nemmeno il rispetto delle regole, perché loro stessi sono i primi a violarle ripetutamente. Oppure a comportarsi come se non esistessero più.

Un esempio clamoroso sono quelle che riguardano la libera circolazione delle persone, stabilite dal celebre trattato di Schengen. Ormai sono diversi i paesi che hanno deciso unilateralmente una "sospensione temporanea" del trattato e ripristinato i controlli alle frontiere interne all'Europa. E si tratta di Svezia, Danimarca, Austria, Francia. Senza tener conto di quei paesi che lo hanno fatto senza dichiararlo, costruendo muri e reti metalliche invalicabili alle frontiere.

Ma sul tema del non rispetto delle regole mi riferisco soprattutto al fatto che la banca centrale tedesca tiene artificialmente basso il rendimento dei titoli di Stato (e quindi lo Stato paga meno interessi) comprando (attraverso la propria Agenzia per il debito) i titoli che rimangono invenduti all'asta, in modo da evitare il proseguimento dell'asta e l'assegnazione dei titoli a un interesse più alto, come per esempio avviene in Italia. La Germania viola le regole, tutti lo sanno e tutti tacciono. Questa è l'evidenza di quanto conta la Germania in Europa e quanto contano gli altri.

Mentre l'evidenza che non stiamo uscendo dalla crisi, che non possono fare nulla per uscirne e che non ne usciremo non è dato solo dai numeri delle sofferenze bancarie (350 miliardi per le banche italiane), dai numeri della disoccupazione (in miglioramento temporaneo ma con cifre irrisorie e non si sa quanto attendibili), dalla continua crescita del debito pubblico (nonostante tutti i proclami, il debito continua a raggiungere nuovi record assoluti, ormai stabilmente oltre i 2200 miliardi di euro). Il vero termometro della profondità e della vastità della crisi a livello internazionale (per cui ogni miope politica di crescita fondata sulle esportazioni è destinata a fallire) è il Baltic Dry Index, cioè l'indice dei trasporti di beni reali tramite container in transito tra Europa e Asia. Non perché il commercio tra Europa e Asia sia così determinante a livello mondiale, ma anche perché gran parte della produzione tecnologica americana è ormai stabilita in Asia.

Ecco il grafico del Baltic Dry Index degli ultimi 15 anni. Come si vede, dopo la droga monetaria del 2002-2007 (conseguente alla grave crisi iniziata nel 2000 e poi non risolta ma coperta dalla speculazione finanziaria e dalla crescita enorme dei derivati), l'esplosione della crisi finanziaria del 2008 ha portato alla mancanza di liquidità per l'economia reale e quindi al crollo del commercio internazionale.Quel crollo ha stabilito un minimo dell'indicatore (linea blu) poco al valore di 700 punti. Poi vi sono stati diversi movimenti in salita da questo minimo, ma sempre seguite da successive ricadute vicino al minimo, poiché la finanza non ha modificato il proprio comportamento, le istituzioni non hanno cambiato le regole della finanza (anzi le banche centrali hanno continuato a immettere liquidità per non far fallire subito un sistema già fallito) e la mancanza di denaro per l'economia reale è continuata fino a oggi.